PRIMAVERA TIM CUP: DOMANI IL PRIMO ROUND DELLA FINALE
Sentire il petto gonfiarsi, il cuore battere più forte. Tutto il resto è rumore di sottofondo, non conta. Biancoceleste o giallorosso che sia, si riassume così il mistero della fede a Roma. Si rischia di incorrere in blasfemia, forse. Senso di appartenenza, amore per la maglia. Chiamatelo come volete. Ma è proprio questo il sentimento che fa di un ragazzino, un tifoso. Un ragazzino che crescendo a pane e calcio riesce a indossare la divisa della propria squadra e a portarla in finale di Coppa Italia. Un miracolo, cos’altro? Ma c’è di più. Immaginate che quel giovane calciatore si ritrovi di fronte un coetaneo vestito in modo strano, con i colori sbagliati. Sarebbe come guardarsi allo specchio senza riconoscersi. Ecco cosa succederà domani all’Olimpico: ragazzi uniti dal calcio, divisi dalla fede. Semplicemente, il derby della Capitale.
L’AVVERSARIO – Nella foresta il lupo vive tre anni, recita il poeta russo. Ne sono passati quattro dall’ultimo derby vinto dalla Roma. Troppi per la tradizione giallorossa. Mai come stavolta però, i favori del pronostico pendono dalla parte dei ragazzi di De Rossi. Più esperti, più affamati. Il tecnico romanista non risparmierà nessuna pedina, darà fondo alla sua rosa se sarà necessario. Il punto di forza è l’attacco, veloce e pieno di fantasia. Due prima squadra (ri)scenderanno in Primavera per l’occasione: Verde e Sanabria sono giocatori dal sicuro avvenire: entrambi hanno esordito nella massima Serie, dimostrando in più occasioni il proprio talento. Tanta qualità anche in mediana: Pellegrino e D’Urso sono le colonne portanti di questa squadra. Alla loro esperienza, si aggiungono il fisico slanciato e la tecnica di José Machin (detto Pepin), e l’ingombrante soprannome di nuovo Yaya Tourè. Ma non finisce qui. De Rossi può contare anche su una delle coppie difensive più affiatate del panorama nazionale: Calabresi-Capradossi rappresentano una garanzia sulla vita. Punti deboli? Se pressata, la squadra di De Rossi soffre terribilmente l’uno contro uno sugli esterni. In campionato, sia nella partita d’andata che in quella di ritorno, Paolelli e Sammartino sono stati messi alle strette da Palombi e Oikonomidis.
LA DETENTRICE – Quella coccarda sul petto dei biancocelesti non ci è capitata per caso. La squadra di Simone Inzaghi se l’è conquistata sul campo: partita dopo partita, pallone dopo pallone. E’ passato quasi un anno dalla finale del Franchi, con lo stadio che si è tinto con i colori del cielo. Un’altra impresa è a portata di mano: la più dolce e la più difficile allo stesso tempo. C’è la supremazia cittadina da ribadire, non sono ammessi errori. Il tecnico laziale lo sa fin troppo bene, lui che da quando è al comando della Primavera non ha perso nemmeno un derby. Le scelte sono facilmente prevedibili: davanti alla saracinesca Guerrieri, ci saranno Pollace e Seck sulle fasce, con la coppia Mattia-Prce a presidiare le vie centrali. In mezzo al campo Inzahi benedice il ritorno di Murgia dall’affaticamento muscolare, e gli affianca la visione di gioco di Pace e la tecnica di Verkaj. Tridente? Oikonomidis, Tounkara e Palombi. Ovviamente. Quest’ultimo non vede l’ora di regalarsi un gol per il suo 19esimo compleanno, festeggiato pensando alla sfida che lo aspetta domani all’Olimpico. Promemoria: la partita di domani sarà solo una battaglia. La guerra si deciderà in 180 minuti. Almeno.
Coppa Italia, finale d’andata – Stadio Olimpico di Roma, ore 17.30
Probabile formazione
ROMA (4-3-3) – Marchegiani; Paolelli, Calabresi, Capradossi, Sammartino; Machin, Pellegrini, D’Urso; Ferri, Verde, Sanabria. All. De Rossi.
LAZIO (4-3-3) – Guerrieri; Pollace, Mattia, Prce, Seck; Murgia, Pace, Verkaj; Palombi, Tounkara, Oikonomidis. All. Inzaghi.
FONTE: lalaziosiamonoi.it
