GLI SCIENZIATI AFFRONTANO LE POLEMICHE DIFENDENDO LA “PAZZA” PALLA DEI MONDIALI

I campionati del mondo hanno finora prodotto meno gol che nei mondiali precedenti. I portieri hanno commesso “papere” a ripetizione giustificandosi con le traiettorie impreviste della Jabulani. Gli attaccanti si lamentano che è difficile da controllare e che prende il volo, per cui rinunciano a tirare da lontano nello specchio della porta. Fabio Capello, coach dell’Inghilterra, afferma che “rimbalza in modo strano”. Sven Goran Erikksson, tecnico della Costa d’Avorio, ha chiesto di convocare un summit di protesta per decidere il da farsi. Ma i costruttori rispondono che non è colpa loro. Non è colpa della palla. E’ colpa dell’aria. Ovvero dell’altitudine a cui si giocano molti incontri.
La Jabulani è nata dopo quattro anni di sperimentazioni, che hanno incluso tunnel del vento e calciatori robot, alla Loughborough University in Inghilterra. I suoi “inventori” l’hanno presentata come un pallone high-tech, il meglio della moderna tecnologia, l’ideale per garantire un calcio spettacolo. Hanno promesso che avrebbe assicurato “una traiettoria di assoluta stabilità” e avrebbe reso i tiri “più precisi che mai”. Ma dopo una settimana abbondante di Mondiali in Sud Africa il risultato non sembra questo. Ci sono stati appena 25 gol nelle prime 16 partite. Un notevole declino rispetto ai 39 segnati quattro anni fa in Germania e ai 46 segnati in Giappone e Corea del Sud nel 2002.
Ma non è solo questione del minor numero di reti. Capello ha definito la Jabulani come “il pallone peggiore che ho visto in vita mia”. Robert Green, il portiere inglese autore della “papera” che ha permesso agli Usa di segnare, ha detto che la palla ha preso uno strano effetto dopo avere colpito i suoi guanti e il terreno. “Rende la vita inutilmente difficile ai portieri”, dice Eriksson. Ma a questo punto non protestano soltanto i portieri. Robinho, il centravanti del Brasile, accusa: “Il tizio che ha disegnato questo pallone non ha mai giocato a calcio”. Daniel Agger, il danese (che gioca nel Liverpool) specialista dei calci di punizione, concorda: “Questa palla trasforma i campioni in marinai ubriachi”. In campo, ai Mondiali, si vede chiaramente tra i giocatori una riluttanza a tirare da lontano con la palla in movimento. Sembra che gli attaccanti non si fidino, che abbiano paura che finirà comunque sopra la traversa. E’ una vergogna, perché i tiri da lontano sono uno degli aspetti più spettacolari del calcio e siamo costretti a non vederli”.
In realtà, si difende il professor Andy Harland dello Sports Technology Institute della Loughborough University, la Jabulani non è più leggera, non pesa meno dei palloni utilizzati in precedenza dalla Fifa. Ma delle strisce aereodinamiche e altri accorgimenti usati per incollare (anziché cucire) le otto sezioni in cui è suddiviso avevano l’obiettivo di far viaggiare il pallone “del 5 per cento più veloce”. Il professor Harland sostiene che l’incapacità dei giocatori di tirare da lontano mantenendo la traiettoria desiderata o di controllare la palla non è dovuta al peso o alle caratteristiche della Jabulani, bensì all’aria estremamente rarefatta degli stadi in località ad alta quota in cui si gioca in Sud Africa. Dello stesso parere è un altro esperto, il professor Steve Haake dello Sports Enigineering Research Group della Sheffiled Hallam University. “Ad alta quota, l’aria offre meno resistenza, la palla rallenta di meno ed è più probabile che voli sopra la traversa”, afferma lo studioso. Ma questo non spiega gli strani rimbalzi. E anche partite giocate a Cape Town e Durban, sulla costa, al livello del mare, hanno dato l’impressione che nella Jabulani ci fosse qualcosa di strano.
Il nuovo pallone è stato usato in Angola per la Coppa d’Africa e nessuno, là, si era lamentato. Ma quale che sia la ragione dell’effetto pazzo di questa palla, un mistero ha complicato le cose all’Inghilterra: 25 nuovi Jabulani, spediti e apparentemente ricevuti a Wembley in febbraio, non sono mai stati usati dalla squadra di Capello. L’Inghilterra ha cominciato ad allenarsi con la Jabulani soltanto un mese fa, nel ritiro in Austria. Mentre l’Algeria, l’avversario che Rooney e compagni incontrano stasera, gioca con la Jabulani da marzo. E la Germania ci si allena da febbraio.
L’Adidas spera di vendere 15 milioni di Jabulani (che significa “gioire” in lingua zulù) dopo i mondiali, al prezzo di 80 sterline (circa 90 euro) l’uno. Chissà se, dopo tutte queste polemiche, l’obiettivo verrà realizzato.