DOPO IL FLOP SUDAFRICANO BUFFON PESSIMISTA SULLA SITUAZIONE DELLA NAZIONALE
“il naufragio italiano ai mondiali è stato anche il prodotto di un gigantesco conflitto generazionale che covava latente nello spogliatoio e forse in tutto il movimento. Vecchi contro giovani, e viceversa. Con i giovani che si sgretolano davanti alle personalità degli altri i quali, adesso, di fronte al panorama di macerie fumanti, non sanno fare altro che puntare l’indice”.
A spiegarlo è Gianluigi Buffon, l’uomo indicato da Fabio Cannavaro come il nuovo capitano azzurro. “Per come siamo messi in questo momento, se ci qualifichiamo per la fase finale dei prossimi europei o dei prossimi mondiali dobbiamo fare una festa”. Seduto nella sua poltrona di business class con la faccia di uno che ha trascorso la notte a parlare con i fantasmi, il portiere spara a zero sull’intero sistema. Più o meno come aveva fatto Cannavaro in conferenza stampa la mattina dopo la partita disgraziata contro la Slovacchia. Solo che l’occasione è meno formale e quindi il tono è più diretto (per Euro 2012 le avversarie sono Serbia, Slovenia, Irlanda del Nord). “Lo so, posso sembrare pessimista dicendo questa cosa, ma motivi di ottimismo, sinceramente non ce ne sono. E non ne avremo se non quando cominceremo a intravedere segnali di crescita da parte dei giovani”.
In una mattina infelice come questa, parla anche di altro, Buffon. Parla della sua salute, “ora faccio due settimane di vacanza poi ci sarà il consulto medico per l’operazione. Avevo parlato anche con Nesta che mi ha consigliato di fare così. Basta vivere nell’incertezza. A gennaio sarò nuovo, se recupero prima meglio. La verità è che dovevo operarmi prima, ma mi dicevano che avevano bisogno di me. Ora ho bisogno io.
Ovviamente, lo scontro generazionale ha anche l’altro lato, quello che ha a che vedere con l’incapacità dei vecchi di chiudere il proprio percorso. E, di questo, Buffon non parla. Fino ad ora, gli unici che sono stati chiari circa la propria volontà di smettere sono stati Gattuso e Cannavaro. Gli altri aspettano, temporeggiano. Chissà, magari ci scappa un’altra chiamata, un’altra occasione. Come conferma Iaquinta, uno dei peggiori tra quelli scesi in campo contro la Slovacchia. Seduto a pochi metri da Buffon, sospira: “Nel 2014, guarderò il Mondiale in televisione con mia moglie e i miei figli. E sarà triste. Il mio obbiettivo comunque sono gli Europei del 2012”. La crescita dei giovani, insomma, non è l’unica emergenza del calcio italiano.
