SUPERARE IL BRASILE: PER IL CILE UN REGALO AL PAESE
Già, perché i numeri parlano chiaro in tal senso: in 65 confronti fra le due nazionali ci sono state soltanto sette sconfitte della Seleçao. L’ultima è vecchia di quasi dieci anni, risale all’agosto del 2000 quando la ‘Rojà s’impose con un secco 3-0, trascinata dai gol di Marcelo Salas e Ivan Zamorano, due nomi noti agli appassionati di calcio italiani. Da allora ci sono stati altre nove confronti, con otto successi dei brasiliani e un pareggio. Cinque di queste partite, in particolare, sono state giocate da quando c’è Carlos Dunga sulla panchina gialloverde, e il bilancio è di sole vittorie per la sua squadra, andata a rete per 20 volte (la media dice quattro gol a match incassati dai cileni). Insomma, il match che designerà la sfidante di Olanda o Slovacchia nei quarti ha un netto favorito, quello di sempre, che nel testa a testa più ‘titolatò fra queste due squadre, la semifinale dei Mondiali del 1962 proprio in Cile, mandò a casa la nazionale di casa segnandole quattro gol. Due li realizzò l’immenso Garrincha, il giocatore che in Brasile è ritenuto tuttora “l’allegria del popolo” e sarà sempre rimpianto. Uno dei suoi eredi, sebbene il paragone appaia ancora irriverente, è proprio quel Robinho che contro il Cile non ha mai perso e finora ha segnato sei gol agli avversari che domani abbandoneranno la classica casacca rossa per vestirsi di bianco. “Le statistiche non contano niente – afferma l’attaccante mettendo le mani avanti – e ogni partita fa storia a sé: il passato non conta, quindi rispettiamo il Cile. Però mi ricordo anche che sono sempre andato bene contro di loro, ho fatto male a questa squadra in tutte le partite in cui l’ho affrontata. Contro il Cile ho sempre fortuna, è una cosa che dipende da Dio, e spero di segnare contro di loro anche domani”. Robinho ha superato il problema ad una coscia che lo aveva tenuto fuori contro il Portogallo e sarà dunque della partita, così come il rientrante Kakà (ha scontato la squalifica) e il recuperato dell’ultima ora Felipe Melo, che si è allenato regolarmente nella seduta che il ct Dunga ha ‘aperto’ alla stampa soltanto per i primi 15 minuti. Melo, così come Luis Fabiano, Juan e Ramires, dovranno fare attenzione al pericolo cartellino giallo, visto che i quattro sono in diffida. Il loro tecnico però non fa calcoli e almeno i primi tre li farà giocare sicuramente. ”Comincia una fase del Mondiale in cui ogni partita è una finale – dice Dunga -. I miei giocatori sanno che d’ora in poi dovranno raddoppiare gli sforzi. Psicologicamente le cose sono molto diverse: prima sapevi che c’erano altre partite per poter recuperare un errore, adesso non è più così. Ora bisogna andare al massimo, al limite delle proprie forze. Il Cile è una squadra molto rapida e competitiva, si vede che ha acquisito la mentalità del suo allenatore Bielsa. In campo i cileni danno veramente tutto, e per batterli noi dovremo fare ancora di più”. Sul fronte cileno, tuttavia, non si respira aria di rassegnazione. Il laterale Isla sottolinea che “finora abbiamo sempre giocato con tre attaccanti, ed è un modulo che ha funzionato. Non pensiamo di snaturare le nostre caratteristiche proprio adesso, quindi non rinunceremo ad attaccare anche se ci aspetta una partita complicata. Il Brasile è fortissimo specie sulle fasce, dove c’è Maicon che è un giocatore incredibile”. Ancora meno accondiscendente nei confronti del blasonato avversario, da buon argentino, è il ct Marcelo Bielsa. “Non mi piace questo clima di ‘missione compiutà che c’è intorno alla mia squadra – dice il ct della ‘Roja’, una delle formazioni rivelazione della rassegna iridata -. Vi garantisco che faremo il possibile affinché il nostro cammino in questo Mondiale continui. Il Brasile non ha già vinto, e noi vogliamo che il popolo cileno continui ad essere felice”. Bielsa è uno che mesi fa, nelle ore successive al terremoto che ha devastato il Paese sudamericano, si è messo a fare il telefonista per la raccolta fondi della Telethon locale. Ora vorrebbe regalare anche un sorriso alla gente di Santiago, che scenderebbe certo tutta in piazza se si rompesse quel tabù gialloverde…
Fonte: Repubblica.it
