IN SUDAFRICA QUASI UNA MANIA QUELLA DELLE T-SHIRT CONTRO LA FIFA
“La Fifa si sta facendo un mucchio di amici, qui in Sud Africa.
Alla fine della settimana scorsa a Città del Capo sono spuntate alcune t-shirt in cui era ampiamente visibile la scritta “Fick Fufa”: “Era per protestare contro le misure draconiane imposte dalla Fifa, che schiaccia col suo potere economico e la sua rete di sponsor ufficiali tutte le piccole imprese”, spiega il settimanale “Mail & Guardian”, “mentre le grandi aziende sono quasi tutte collegate, per mille rivoli finanziari, alla stanza di Blatter”. Fick Fufa esprime un sentimento di rabbia, noia e insofferenza dell’intero paese sommerso”, prosegue il giornale.
E da t-shirt a t-shirt il passo è breve. Adesso ne è arrivata anche un’altra, il cui ideatore ha preferito restare per ovvi motivi anonimo: “Non voglio guadagnarci”. Sulla maglietta campeggia uno slogan ancora più feroce: “Mafifa”. Dove è chiaro, attraverso un gioco di colori, l’intento di leggere “mafia”. Anche la Absa Bank (Amalgamated Banks of South Africa), sponsor dei Bafana Bafana, sta appoggiando la piccola (o grande?) rivolta anti-Fifa, in nome degli interessi reali del Sudafrica e della preservazione dei diritti fondamentali di espressione e di libero mercato: “Siamo contro l’egemonia degli sponsor ufficiali”.
I quali sono elencati nella brochure ufficiale di 19 pagine del governo del calcio, provvisoriamente con base a Maude Street, Sandton. Aziende che si dividono i tre fondamentali categorie: “national supporter”, “Fifa Partners” e “Sponsor”. Fra i partners ci sono per esempio la Coca-Cola e l’Adidas, fra gli sponsor la Budweiser, non la Bavaria che era apparsa sui mini-abiti delle 36 olandesine fermate la scorsa settimana (Bavaria). Fra i “national supporter” c’è la First National Bank ed è per questo che la Absa ha deciso di mettersi dalla parte degli oppressi: “Sono imboscate di mercato”, spiega Happy Ntshingila, capo della comunicazione dell’istituto. E danneggiati si sentono anche (pensate un po’) la Nike, la Pepsi e la Kit Kat. Un ristoratore di Città del Capo, Chris van Heerden, ha passato i guai. In nome della Fifa (“mi hanno detto che la Fifa non poteva permetterlo) la polizia lo ha costretto a rimuovere un poster davanti il suo locale. Vi era semplicemente raffigurato un pallone bianco e nero con un numero: 2010. Ma nella Fifa Land anche questo è reato”.
Fonte: www.repubblica.it/speciali/mondiali/sudafrica2010
