RICORDANDO MEAZZA: L’AMORE E IL RICORDO DELLE FIGLIE
È questo il primo pensiero di Silvana, la figlia maggiore di Giuseppe Meazza, nel giorno del centesimo anniversario della nascita di un mito dell’Inter e del calcio in generale. Un ricordo intriso d’amore e commozione: “Il fatto che ancora oggi si parli di mio padre vuol dire che lui ha saputo, nella sua vita da sportivo, con la sua vita, insegnare qualcosa. E questo mi rende molto orgogliosa. Lui amava l’Inter ed è importante sapere che l’Inter lo ama ancora. Solo per forza di cose e contingenze era stato costretto a indossare altre maglie nella sua carriera: quella dell’Inter, così come quella della Nazionale, rimasero sempre le più importanti per lui. Il suo cuore batteva per i colori nerazzurri. Papà era un uomo molto sportivo, aveva un gran rispetto per gli avversari, e mi ricordo che mi raccontò che l’unica volta che mancò di rispetto a un avversario ci rimase malissimo. Perse il controllo, prese il pallone, lo posò per terra, andò dal giocatore che gli aveva fatto perdere le staffe e gli diede quasi un pugno. Poi uscì dal campo col dolore addosso per quello che aveva fatto, senza neanche aspettare che l’arbitro gli dicesse qualcosa. Ci disse più e più volte che quello che aveva fatto era gravissimo, una cosa di cui si vergognava e che nessuno avrebbe mai dovuto fare. Ne soffriva davvero. Nella vita capita di sbagliare e lui aveva imparato dai suoi sbagli, come in quell’occasione. È un orgoglio aver avuto un padre tutto d’un pezzo come lui. E oggi sorrido quando qualcuno che non ci conosce chiede a me e mia sorella «Ma siete parenti dello stadio?». E noi, sorridendo, diciamo «Sì, le figlie…». Una cosa buffa che ci riempie d’orgoglio. Per mio padre il calcio era la vita, l’Inter era la vita. Un amore che non si dimentica e che non possiamo dimenticare neanche noi”. Anche Gabriella Meazza, la figlia minore, fa rivivere la figura del padre con intensità e passione, oltre che con un immenso orgoglio: “Cent’anni fa, altri tempi. Come un uomo d’altri tempi era mio padre, di altri valori: lo sport sopra ogni cosa, lo diceva spesso, e lo pensava davvero. Gli ideali che lui aveva erano ben altri rispetto a quelli di oggi, ideali veri, senza grandi interessi economici, mossi piuttosto da un amore sincero per lo sport. Mio padre sarebbe stato un buon esempio per i giovani di oggi. Per lui essere diventato una gloria, al di là dei fattori economici che ciò poteva comportare, lo riempiva d’orgoglio. Lui era un esempio d’onestà e di purezza d’animo, una bandiera che non s’abbandona. Tanto che quando la vita l’ha portato lontano dall’Inter, ne ha patito. Lui viveva con l’Inter e per l’Inter, era il suo massimo amore. Nonostante qualche tradimento che, però, come ho già detto, non era stato voluto e cercato da lui. Quando allora gli chiedevamo come aveva fatto a giocare con Milan e Juventus, ci rispondeva «per favore, non parliamone…» . E i suoi occhi apparivano dispiaciuti. Papà era molto riservato, poche volte ci parlava di questioni legate al calcio, al di là del raccontarci la sua passione. Una volta, però, mi ricordo – nonostante fossi molto giovane, neanche quattordici anni – che quando portò i ragazzi delle giovanili nerazzurre in Liguria, dove eravamo al mare anche noi, si soffermò a raccontarci che giovane educato e per bene fosse soprattutto Giacinto Facchetti, « un ragazzo davvero ben cresciuto», ci diceva. Che amava l’Inter come l’amava lui. E come l’abbiamo sempre amata anche noi. Per questo oggi mi sento di dire, a chi ha il cuore nerazzurro, ciò che diceva a noi nostro padre: « Non fate solo i tifosi, ma fate gli sportivi».
