DE VECCHI ENTUSIASTA DELL’ESPERIENZA CON I GIOVANISSIMI
Mister, l’abbiamo lasciata l’anno scorso alla guida della Berretti rossonera, formazione che ha portato fino alla finale del campionato di categoria. Oggi la ritroviamo alla guida dei Giovanissimi Regionali del 98’. Che soddisfazioni sta trovando nell’allenare dei ragazzi così giovani?
Le soddisfazioni sono enormi e di diverso tipo. Ci sono quelle legate ai miglioramenti che mostrano in allenamento e in partita, dove si mette in pratica tutto il lavoro svolto in settimana. Poi ci sono le soddisfazioni che nascono nel vederli arrivare in anticipo al campo, pieni di grinta, interesse e voglia di lavorare. Queste sono le gratificazioni più belle.
Che tipo di lavoro si svolge con ragazzi di quest’età?
Praticamente non svolgiamo un lavoro atletico, ma, supportati dai preparatori di Milan Lab, impostiamo il 70-80% dell’allenamento puntando al miglioramento della tecnica e della coordinazione.
Come vivono il calcio questi ragazzini a soli 13 anni?
Lo vivono serenamente e questo è anche il nostro compito. Facciamo di tutto per farglielo vivere in maniera relativamente ludica e, per quello che vedo, posso dire che l’obiettivo viene raggiunto costantemente. I ragazzi sono sereni, si allenano con il sorriso sulla faccia, l’importante però è che capiscano di trovarsi in un ambiente dove senza sacrificio non si va da nessuna parte: devono mettersi in gioco con voglia ed entusiasmo sapendo comunque di essere al Milan, la società più importante che ci sia.
Quali sono i valori che cerca di trasmettere ai suoi ragazzi?
Gli stessi che insegniamo a quelli più grandi: l’amore per il lavoro che si svolge, l’impegno e la serietà, non solo per mettersi in vetrina ma soprattutto per essere consapevoli alla fine della giornata che si è fatto il proprio dovere fino in fondo.
Che tipo di differenze ha riscontrato nei ragazzini di oggi rispetto a quelli di un tempo? Crede che il livello sia rimasto lo stesso?
Io ora sto lavorando con dei ragazzi classe ’98 e penso sia troppo presto per fare dei paragoni e per giudicare. Ci sono dei giovani molto bravi ma che hanno bisogno di tanto tempo per crescere e svilupparsi. In generale il calcio è rimasto lo stesso, forse rispetto a prima i ragazzi sono più esposti a distrazioni, ma sostanzialmente l’impegno messo in allenamento e sul campo è sempre lo stesso.
Ci parli della sua squadra e del campionato che stanno disputando..
La squadra ha fatto un’ottima prima parte di campionato vincendo tutte le partite, ora ha iniziato la seconda fase, quella Primaverile dove stiamo affrontando tutte le “Big” come Inter, Atalanta e Brescia. Le prestazioni sono molto buone e i ragazzi giorno dopo giorno mostrano grandissimi miglioramenti. Ad ogn modo, il nostro è più che altro un campionato di preparazione, per riuscire a crescere e prepararsi al meglio per la categoria dei Giovanissimi Nazionali. Oltre a ciò abbiamo vinto due tornei importanti come quello di Montichiari e, a livello internazionale, il Lennart Johansson Trophy battendo formazioni quotate come Ajax e Paok.
Il suo compito è quello di educare e insegnare calcio. C’è qualcosa che, viceversa, questi ragazzi le hanno insegnato?
Da questi ragazzi impari cose incredibili. Ad esempio è bello il modo con cui accettano la sconfitta. Questa è forse la lezione più bella. Noi adulti a volte ci facciamo dei problemi esagerati mentre loro, dopo cinque minuti ritrovano il sorriso. Al momento magari piangono poi li ritrovi ridere e scherzare tutti insieme. Ti danno la soluzione, la chiave per tutti i problemi e molte volte bisogna veramente imparare da loro.
Fonte: acmilan.com
