CESARE PRANDELLI SOTTOLINEA L’IMPORTANZA DEGLI STAGE NAZIONALI
E’ quanto ha dichiarato Cesare Prandelli ai microfoni di Marco Ansaldo, per l’edizione del 27 Dicembre del quotidiano La Stampa, riguardo il prossimo semestre di preparazione ad Euro 2012. “Quando presi la Nazionale il nostro calcio era soffocato dal pessimismo: molti pensavano addirittura che non ci saremmo qualificati. Credo che nessuno voglia ripiombare in quella situazione. Una Nazionale forte fa comodo a tutti. Spero che i club capiscano che la maglia azzurra è di tutti e dare un giocatore alla nazionale non è un prestito”. Per rafforzare il gruppo Azzurro in vista dell’importante competizione, Prandelli ha più volte proposto di organizzare degli stages d’allenamento: “Chiamare a Firenze i giocatori per un giorno e mezzo in una settimana libera da impegni di club non tocca il lavoro dei miei colleghi. E in futuro uno di loro potrebbe trovarsi al posto mio. In primavera vorrei girare l’Italia per visitarli: bisogna che tutti gli allenatori siano d’accordo e non mi considerino un rompiscatole. Siamo tutti un po’ gelosi del nostro lavoro e a me, per carattere, non piace disturbare. Finora sono stati più loro a telefonarmi che il contrario”. L’incertezza sui recuperi di Giuseppe Rossi e Antonio Cassano per l’Europeo è ancora un tasto dolente: “Alla ripresa del campionato spagnolo andrò a Villareal: voglio sapere di persona come sta Rossi. Quanto a Cassano, gli ho detto di stare calmo perché tornerà a giocare. Il rammarico è di aver lavorato un anno e mezzo su un centrocampo che si adattava alle loro caratteristiche. Senza, dovrò cambiare qualcosa e avrò solo un’amichevole, a Febbraio con gli Usa, per provare. Sostituti? Balotelli può fare quel lavoro e anche molto bene. Devo trovarne un secondo”.
Infine un commento sulle iniziative sociali – quali la visita al carcere di Sollicciano o l’allenamento a Rizziconi sul campo confiscato alla n’drangheta – che nel 2011 hanno coinvolto gli Azzurri: “Avevamo il problema di recuperare il rapporto con gli italiani delusi: l’unica strada era andare ad avvicinarli e creare un gioco che desse gioia e allegria. È quello che abbiamo cercato di fare, invitando i giocatori ad essere disponibili e vicini ai problemi della gente. Se poi abbiamo risvegliato nel Paese l’idea di riconoscersi nella Nazionale, sono ancora più contento”.
Fonte: La Stampa
