IL CALCIO E IL PROGETTO “RETE!” PER L’INTEGRAZIONE DEI MINORI RIFUGIATI

sono questi alcuni risultati dei dati scientifici del progetto “Rete!” presentati ieri mattina dal Direttore Generale della FIGC Michele Uva all’interno dello SPRAR ‘Horizont’ di Caltagirone. “La FIGC- ha sottolineato Uva – ha il dovere di occuparsi di attività che non siano soltanto legate alla Nazionale o alla parte agonistica del calcio che è quella più evidente per gli sportivi. Il progetto “Rete!”, che coinvolge gran parte degli SPRAR in Italia, è nato con l’intenzione di creare un programma di integrazione e di benvenuto attraverso il calcio a tutti quei ragazzi, minori non accompagnati, che hanno vissuto delle traversie per arrivare qui”.

I risultati presentati sono frutto della tesi di laurea discussa presso l’Università Cattolica da Davide Abrusci, con il relatore prof. Emanuele Caroppo, dal cui lavoro è emerso che il calcio coinvolge e regala felicità: sembrano concetti scontati, ma non lo sono per i ragazzi minori non accompagnati richiedenti asilo, per i quali rappresentano le prime forme concrete di contrasto alla depressione o a disturbi psichici dovuti alle esperienze vissute con l’abbandono dei propri Paesi. Secondo lo studio, l’attività calcistica ha permesso quindi di superare le barriere socio-culturali, consentendo il raggiungimento di un migliore stato di benessere dei ragazzi attraverso la loro interazione. 

Il progetto “Rete!”, nato all’inizio del 2015, è un’iniziativa promossa dalla FIGC attraverso il Settore Giovanile e Scolastico in collaborazione con lo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) rivolto ai minori stranieri non accompagnati con l’obiettivo di promuovere i processi di inclusione sociale ed interculturale. Lo scopo del programma è contrastare la discriminazione nell’accesso allo sport favorendo l’integrazione dei giovani migranti e residenti nei Centri di accoglienza SPRAR di tutta Italia. Grazie all’attività svolta di concerto con le diverse strutture, “Rete!” ha visto lo svolgimento di una fase preliminare con interventi sportivi, educativi e formativi (56 in tutto le iniziative realizzate su tutto il territorio nazionale) ed un secondo stepcon l’organizzazione di un torneo finale 7 contro 7 tra le squadre formate dai ragazzi delle strutture che hanno aderito all’iniziativa. La fase finale del torneo si è svolta a Cesena presso il Centro Sportivo “Romagna Centro” di Martorano (FC) nell’ambito dell’iniziativa “Kick Off” ed è stata vinta dal centro SPRAR Horizont di Caltagirone (CT) – premiato questa mattina dal Direttore Generale Uva – che ha superato nella finalissima la squadra composta da giovani del Terra d’Asilo di Brindisi e del Grottaglie SPRAR Minori. 

Il “Progetto RETE!” ha coinvolto 237 minori non accompagnati dei Centri SPRAR, di cui 116 ragazzi partecipanti alla fase finale. All’iniziativa hanno aderito 24 centri di accoglienza, di cui 16 alla fase finale provenienti da 8 regioni italiane per un totale di 10 squadre e 35 gare disputate. Al termine del Torneo, i ragazzi hanno partecipato alla quinta tappa del progetto della FIGC “Razzisti? Una brutta razza” svoltasi a Cesena il 18 giugno 2015 presso il Teatro Verdi. 

Il progetto ha rappresentato un ottimo strumento per veicolare i valori positivi del calcio quali l’interazione e l’inclusione, riscontrando un grande successo che è valso la menzione speciale del CONI per i programmi inerenti le politiche sociali. Alla luce dei risultati raggiunti, con il coinvolgimento della struttura capillare dei Coordinamenti Regionali del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC e della presenza dei Centri di Accoglienza per minori non accompagnati della rete SPRAR su tutto il territorio nazionale, il progetto sarà replicato anche nel 2016, con la fase finale prevista ancora a Cesena nel prossimo mese di maggio. Alla cerimonia di questa mattina, nello SPRAR di Caltagirone, sono intervenuti anche la Coordinatrice della commissione integrazione Fiona May eil tecnico dell’Under 21 Gigi Di Biagio. “Nell’atletica – ha dichiaratoMay – l’unica differenza è quella del colore delle medaglie. Questo concetto racchiude buona parte dei valori positivi che stiamo cercando di trasmettere ai giovani delle scuole calcio con i progetti voluti dal Presidente Tavecchio”.“Per migliorare le cose – ha aggiunto Di Biagio – bisogna partire con progetti concreti e questa esperienza è un ottimo inizio. Il calcio è importante, ma farsi una famiglia, lavorare e superare la tristezza che vi portate dentro sono le vostre vittorie più belle”. 

fonte: Figc.it