GIANPAOLO PAZZINI, CARTA VINCENTE SU CUI L’ITALIA SCOMMETTE
Un centravanti col suo curriculum stagionale, busserebbe per un posto da titolare, invece il nostro dice con candore: “Sento la fiducia del c.t., sto bene con i compagni ma non so se giocherò titolare. Mi sento partecipe di un gruppo che vuol realizzare qualcosa di importante. Perché l’Italia non viene mai solo per partecipare a un Mondiale. Finalmente siamo vicini alla gara. L’attesa la sentiamo ed è stata lunga. Mi sembra che siano passati sei mesi da quando eravamo al Sestriere. Dopo tanti discorsi e fatica, non vediamo l’ora che sia lunedì”.
E poi il Pazzo non ci sta con chi parla di Italia senza fuoriclasse. “Secondo me Buffon, Cannavaro, Chiellini, De Rossi lo sono. E ci manca anche Pirlo in questa fase. Parliamo di ottimi giocatori e io sono felice e orgoglioso di essere loro compagno di squadra”. Una esaltazione che continua quando il nostro parla dei possibili protagonisti della rassegna sudafricana: “Spero sia il Mondiale di Daniele De Rossi. Quattro anni fa è stato molto criticato, spero ora riesca a dimostrare tutto il suo valore”.
Non ci sta nemmeno a chi parla di attacco debole: “Gilardino ha segnato una caterva di gol, è un campione. Di Natale idem. Iaquinta lo vorrebbero tutti. Quagliarella e Pepe non sono da meno. Non vedo il problema. Il modulo? Di sicuro è diverso con la Samp dove giocavamo col 4-4-2. A Ginevra siamo partiti con una punta centrale e due mezzali che partivano esterne. È diverso e non c’è bisogno che vi spieghi perché. Ma al di là dei moduli conta l’interpretazione. Perché neanche se schieri 4 attaccanti sei sicuro di far gol. Difesa? Se Lippi ne parla tanto è perché è importante il concetto moderno di difendere in 11. Così come quando si attacca c’è bisogno del contributo di tutti”.
Uno sguardo alle situazioni locali: “Mi sono reso conto nell’amichevole giocate qui che danno molto fastidio le vuvuzela anche se ce n’erano solo tre. Non sono proprio piacevoli, questo è sicuro. Non so come possa essere, perché non c’ero alla Confederations l’anno scorso, ma la sensazione è che se sono 20-30 mila fai fatica a sentire il fischio dell’arbitro, la voce dei compagni. E parlarsi in campo è importante”. Poi sul pallone, tanto criticato dai portieri: “Qua va un po’ meglio, forse per il discorso dell’altura. Sicuramente è un pallone con cui bisogna tirare di più in porta. Per chi ha un bel tiro è un vantaggio. Uno svantaggio per i portieri”.
