7 PARTITE, NON UN GRAN CALCIO E MOLTE PAPERE IN QUESTO 19° MONDIALE


Le papere, in realtà le avevano previste un po’ tutti, addetti ai lavori e non. E tutti avevano indicato il nuovo pallone voluto dalla Fifa, lo Jabulani, come sicuro colpevole. Invece la realtà è che con i primi pasticci il pallone tutto tondo dalle strambe traiettorie ideato dall’Adidas c’entra davvero poco.
Da Green a Chaouchi – Lo show è cominciato ieri sera con il rivedibile intervento di Robert Green, estremo difensore dell’Inghilterra. Con una presa d’argilla ha regalato il gol dell’1-1 agli Stati Uniti, ha gelato il ct Fabio Capello e si è guadagnato per qualche giorno le attenzioni non richieste dei tabloid. Da oggi, però, Green non è solo sul banco degli imputati. A fargli compagnia c’è Faouzi Chaouchi, ossigenato portiere dell’Algeria. Nel match contro la Slovenia, per quasi 80′ il 26enne estremo difensore si è segnalato soprattutto per l’improbabile capigliatura bionda. Poi, con la gara incanalata verso un noioso 0-0, ha movimentato il pomeriggio con un intervento da beach volley. Sul destro di Robert Koren, più un passaggio che un tiro, si è tuffato in maniera goffa: ‘panciata’ sull’erba e palla nel sacco.
Albertosi: incide l’altura – Ricky Albertosi, che di Mondiali ne ha giocati 4, tra il 1962 e il 1974, ne ha viste di papere. Ecco perché non si stupisce più di tanto di fronte alle sfortunate performance dei suoi più giovani colleghi. “E’ normale – dice – le papere ci sono sempre state. Credo dipenda da vari fattori: l’errore tecnico, le condizioni di gioco, a cominciare dall’altura, i palloni di gioco che mi sembrano leggerissimi. Sono tutte fattori che incidono”. Albertosi non focalizza, però, l’attenzione solo sui portieri. E dà colpe anche al pallone: “Vedo che anche i giocatori hanno difficoltà a stoppare e a calciare. A volte anche calciatori di esperienza sbagliano lo stop oppure calciano lungo ed è difficile capire se dipende dalla qualità della sfera o dai terreni di gioco. Quanto ai portieri le traiettorie imprevedibili comportano grosse difficoltà e l’errore ci può stare. Quello di Green, comunque, è stato un errore tecnico. Su quella palla si chiude con tutto il corpo mentre lui ci è andato solo con la mano e con troppa sufficienza”.
Galli contro lo Jabulani – Giovanni Galli, portiere della nazionale 1986, ammette gli errori dei due portieri ma prova a fare l’avvocato d’ufficio della categoria, dando una botta al cerchio e una alla botte (leggi Jabulani). “Si tratta di sbagli tecnici – premette – ma è chiaro che questi palloni quando commetti un errore non ti aiutano: magari con un altro pallone ci si riesce a salvare in qualche modo, ma con questo sei condannato”.