UN SOSTEGNO AGLI AZZURRI ED UNA RIFLESSIONE DA JORGE COULON DEGLI INTI-ILLIMANI


Il musicista ha riferito: ”Ho avuto un grande dolore vedendo piangere i giocatori italiani alla fine della partita con la Slovacchia. Ho sofferto vedendo questa sconfitta maturata già negli squallidi pareggi precedenti. Ma mi sono chiesto: perchè l’Italia ha saputo dare in venti minuti quello che non ha dato nei settanta minuti precedenti e meno ancora nelle due prime partite del girone?”. Poi ha continuato: ” Perchè abbiamo avuto solo dieci, quindici minuti di passione, coraggio e voglia di vincere da parte di questi calciatori che dovrebbero essere appunto un modello di passione, coraggio e voglia di vincere? Pensavano forse che ancora una volta bastava il minimo sforzo per passare e magari allora e solo allora valeva la pena giocare sul serio? Che potente metafora del mondo è il calcio! Forse Pepe e compagnia immaginavano di essere dei burocrati dell’Ue a Bruxelles, dove in base al potere del denaro si decidono i destini del mondo. (…)Amo l’Italia, ma quella dei minuti finali… quella che ha lottato, che è stata capace di pensare che si poteva rovesciare il risultato, che ha tirato fuori l’orgoglio. Amo anche quell’Italia che a fine partita ha pianto, di rabbia, d’impotenza… anche quella che ha accettato la sconfitta con la dignità di Cannavaro”.
Infine ha invitato a riflettere sulla potenza che il denaro ha assunto nell’ambito del calcio, trasformandolo dal gioco che era in una impresa produttiva ma agonisticamente sterile, con queste parole: ”Ma bisogna dire che c’è giustizia, e non solo sportiva, in questa eliminazione, che è meno brutta di quella della Francia solo perchè meno scandalosa negli spogliatoi. Così come non è giusta la qualificazione dell’Inghilterra, e tiepidamente giusta quella della Germania. Bisogna dire che il calcio dei miliardi ha prodotto dei burocrati che come ingranaggi sono parte di un gioco tecnico, meccanico, brutto e mancante d’arte e di felicità. Il calcio dei miliardi fa diventare il gioco della merce e i giocatori dei mercanti, dei burocrati, ricchi, freddi. Ma la felicità è altrove”.