E’ UFFICIALE: PER IL CALCIO UN AIUTO DALLA TECNOLOGIA


Da questo momento in poi, però, quanto successo sarà acqua passata perchè anche il calcio ha deciso di affidarsi alla tecnologia. Dopo anni di chiusura verso tutto ciò che poteva aiutare la mente umana ad evitare errori arriva ora la notizia che si aspettava. Il boss del pallone Joseph Blatter, da Johannesburg, ha aperto una breccia nel muro. In certi casi è meglio avvalersi della tecnologia per evitare errori che possono costare a certe squadre quattro anni di lavoro. Comincia, forse, l’era del ‘calcio 2.0′.A difendere l’ipotesi romantica ma ormai non al passo coi tempi era rimasto solo Blatter insieme all’Ifab, l’organismo composto dalla Fifa e dalle quattro Federazioni britanniche che custodisce le scritture dei sacri regolamenti del calcio e ne decide i cambiamenti. Dall’Ifab ogni idea di avvalersi di un qualsiasi congegno alimentato dalla corrente per rendere un pelo più facile la vita agli arbitri era stato accolto fino ad ora come una bestemmia. Ma visto che è stata proprio la Federazione inglese a pagarne le conseguenze, forse qualcosa può cambiare. Blatter, dopo aver chiesto scusa a Inghilterra e Messico per gli ”evidenti errori” che hanno condizionato i loro ottavi di finale – e aver mandato a casa le terne arbitrali responsabili, quella dell’uguguayano Larrionda e dell’italiano Rosetti – ha aperto quello che sembra ben più di uno spiraglio.
”E’ ovvio – ha detto – che dopo l’esperienza fatta finora in questo Mondiale, sarebbe un nonsenso non riaprire il dossier sulla tecnologia per la linea di porta”. A luglio, nella riunione di Cardiff, se ne parlerà. Il presidente della Fifa si è però spinto oltre lasciando pure intravedere la possibilità del crollo di un dogma come quello della moviola in campo: ”Il calcio – ha detto – è un gioco dinamico, e nel momento in cui c’è una discussione sul fatto se il pallone abbia superato o no la linea, e quindi se sia gol, si potrebbe dare la possibilità alle due squadre di chiedere che venga esaminato il replay, una o due volte come succede nel tennis”. Salvo poi parzialmente ritrattare ”il calcio, però, deve restare un gioco che non si ferma”. Tempi, modi e formule, insomma, si vedranno nelle sedi opportune, ma quello che conta è il principio. In ogni caso l’ ”aiutino” tecnologico non arriverà mai su situazioni come il gol dell’Argentina al Messico: arbitri e guardalinee, insomma, continueranno ad avere la possibilità di sbagliare e il calcio non sarà trasformato in una gigantesca playstation vivente: le decisioni verranno prese da uomini in carne ed ossa e non da microchip che ragionano per algoritmi.
Un’apertura inattesa (e per la quale c’è una tecnologia già sperimentata, messa a punto in Italia dall’Udinese e dal Cnr, pronta per essere fatta funzionare), che arriva dopo che solo ieri un portavoce della Fifa aveva detto che la tecnologia per evitare i gol fantasma non sarebbe stata introdotta mai. E – aveva spiegato con un tono da servizi segreti della ex Germania Est – che l’errore era semmai stato trasmettere il replay sui megaschermi negli stadi. Nella sua grottesca spiegazione, c’è però il paradosso del calcio del 21/o secolo: ogni partita di questo campionato del mondo è ripresa centinaia di telecamere, non c’è un filo d’erba, un movimento in campo, un gesto o un’occhiata che sfugga al ‘Grande fratello’. La tecnologia permette ai telespettatori non solo di accorgersi se il tiro di Lampard è entrato o no, ma quasi di sentire l’odore del campo. Permettere agli arbitri di beneficiare, anche in minima parte, di questi supporti per non commettere errori che rovinano anni di lavoro delle squadre potrebbe non voler dire (a questo punto sembra anche secondo la Fifa) disumanizzare il gioco più bello del mondo.

Fonte: Ansa.it