GERMANIA: L’ENTUSIASMO DI LOEW E UN CALCIO GIOVANE PER SOGNARE LA SEMIFINALE


Nel calcio, e nella vita sociale, l’Italia scivola sempre più indietro, sempre più vecchia dentro. Ma dalla Germania arriva un esempio da seguire, non solo per quanto riguarda il pallone. Ecco Joachim Loew, ct tedesco (giovane per i nostri assurdi canoni, ma già vecchiotto per quelli tedeschi: 50 anni, però ben portati) che ha condotto ai quarti di finale la squadra con l’età media più bassa del torneo, 25 anni scarsi: “Non sempre l’esperienza è un valore decisivo, l’ho sempre pensato e a maggior ragione lo penso ora. Siamo giovani, siamo entusiasti, siamo forti e veloci. L’abbiamo dimostrato contro l’Inghilterra: nel secondo tempo avevamo ancora energie per cambiare passo, loro invece no. Vogliamo dimostrarlo anche contro l’Argentina”.
Cape Town è immersa in una luce abbagliante, la Table Mountain troneggia entusiasta sulla baia, domani c’è una partita che tutto il mondo seguirà: giornata magnifica di vigilia, e di attesa, per Loew e i suoi giovanotti: “Non c’è bisogno di preparare la partita in modo particolare, i giocatori si caricano da soli. Nulla cambia rispetto alle altre partite. Siamo sereni, rilassati, allegri: continuiamo ad allenarci tenendo la musica a tutto volume, certo… Siamo arrivati fin qui credendo sempre nelle nostre qualità, anche se quando ho diramato le convocazioni per i 23 c’è stato qualche scetticismo, qualche critica. Però abbiamo lavorato bene, i ragazzi mi hanno seguito con entusiasmo. Il nostro è un gioco semplice, basato sull’ordine e la disciplina tattica, tutti a difendere e tutti ad attaccare, non lasciando spazi agli avversari. Dovremo fare lo stesso contro l’Argentina, anzi meglio del solito: loro hanno attaccanti meravigliosi che non perdonerebbero una nostra distrazione, anche minima. Ma siamo fiduciosi, vogliamo la semifinale e la possiamo raggiungere. Dovremo stare attenti al loro gioco molto fisico, molto potente, spesso giocano olte i limiti consentiti. Ma è la loro forza, dobbiamo rispettarla”.
Giovani, entusiasti e bravi, come Mesut Oezil, 22 anni il prossimo ottobre, il coniglio dal cilindro che la Germania ha tirato fuori in questo Mondiale, un turco-tedesco che gioca con una naturalezza tecnica sensazionale: “Non paragonatelo a Messi, per carità. Lui – osserva Loew – è ancora molto giovane e non ha l’esperienza internazionale di Messi. Ha esordito in nazionale solo lo scorso ottobre contro la Russia, ora sta facendo bene al Mondiale ma è un po’ stanco, non si ferma da un anno: nell’estate del 2009 ha trascinato l’under 21 alla vittoria nell’Europeo, ha fatto poche vacanze, quest’anno è esploso a livello internazionale e ha riposato ancora meno… Ma da lui mi aspetto un altro sforzo, con i suoi assist e con le sue giocate sul breve può regalarci un sogno”. A Loew, e alla Germania tutta. Perché un’altra motivazione, fortissima, arriva dal sentirsi tedeschi: “Sappiamo di avere dietro un paese di 80 milioni di persone, che ci spinge da casa. Dobbiamo esserne degni, e orgogliosi. Per questo cerchiamo di fare sempre un po’ di più di quello che possiamo. Per la nostra patria”. Una patria in cui 15 milioni di persone (su 80 milioni totali) non sono tedeschi da sempre, ma proviene da altri paesi, da altre culture. Non a caso nella Germania di Loew la metà dei selezionati (11 giocatori in tutto) ha origini non tedesche. Perché alla fine il segreto è sempre lo stesso, in questo mondo del Terzo Millennio: mischiare le culture e dare spazio a chi ha entusiasmo e gioventù. Sarà per questo che l’Italia razzista e gerontocratica scivola sempre più indietro?