CON I DUE EX IMPERI COLONIALI IN FINALE RIVIVE LA STORIA


Si perchè, Olanda-Spagna come finale per un campionato Mondiale di calcio che si gioca in Sudafrica sembra disegnata dalla penna saggia di uno storico. Nei giorni scorsi, quando si è capito che il cammino dell’Olanda cominciava ad essere importante, ci si è ricordati dei Boeri, degli olandesi in Sudafrica da quattro secoli. E chi ti arriva per l’atto finale? Gli spagnoli. Si dirà che allora la finale perfetta sarebbe stata Olanda-Inghilterra: da una parte gli eredi dell’olandese volante (Arjen Robben?), quello che non riuscì a doppiare il Capo di Buona Speranza, e si mise contro la volontà di Dio, condannato a vagare per i mari nei secoli (l’esterno del Bayern percorrere il prato in su e in giu’), celebrato da Richard Wagner; dall’altra i pronipoti di Orazio Nelson. Ma ci si può accontentare; anche gli spagnoli hanno navigato in lungo e in largo, hanno conquistato, e il luogo ideale dove Puyol e compagni dovrebbero portare (eventualmente) la Coppa, non è nè Madrid nè Barcellona: caso mai la ”collina santa” di fronte all’Alhambra a Granada, dove sono sepolti i Re Cattolici Ferdinando II d’Aragona ed Isabella I Castiglia, che in quella città entrarono il 2 gennaio 1492 dopo un lungo assedio, ponendo fine allo Stato indipendente retto dalla dinastia musulmana Nasride e riconsegnandola alla cultura e alla tradizione dell’Europa Occidentale. Quell’Europa che trionfa e che interrompe dopo 48 anni l’alternanza Sudamerica-Europa nelle vittorie Mondiali. C’è solo da decidere se succederà all’Italia un’altra nazione latina, la Spagna, o la germanica Olanda. Storicamente Olanda e Spagna non sono state sempre amiche: nel XVI secolo, infatti, la popolazione olandese aveva accolto con favore la Riforma protestante e l’imperatore Carlo V accettò la cosa. Ma dopo la sua abdicazione (1555) l’intransigenza del suo erede Filippo II (re di Spagna) provoco’ una rivolta, che scoppio’ nel 1566 nelle Fiandre e dilago’ poi per tutto il Paese.
Calcisticamente non sono mai state rivali per qualcosa di importante, e ne deriva quell”’aura” della sfida, venata di romanticismo, per cui chi sollevera’ domenica sera il trofeo, Iker Casillas o Giovanni Van Bronkhorst, lo portera’ al suo paese per la prima volta.
 Una finale che sarebbe piaciuta a Joseph Conrad. D’accordo che il Sudafrica non è il Congo e Città del Capo è più Los Angeles che non il ”Cuore di tenebra”. Però fin dal primo giorno è stato il Mondiale delle ”vuvuzelas”, e cosi’ l’ancestrale e’ rientrato, come si dice, dalla finestra. E allora quel vaporetto Rois de Belges, al quale lo scrittore polacco naturalizzato inglese attribuì bandiera belga, e quel commercio d’avorio della cinica compagnia belga, poteva anche essere un battello di pirati olandesi.
Anche al grande scrittore spagnolo Manuel Vazquez Montalban sarebbe piaciuta questa finale, lui che nel suo racconto, ”Tatuaggio”, il primo con protagonista l’investigatore Pepe Carvalho, lo fa partire da Barcellona per risolvere un caso di omicidio e lo fa arrivare proprio in Olanda, e allora il giallista scomparso nel 2003 ne approfitta per manifestare il suo noto amore per il calcio snocciolando la formazione del grande Ajax degli anni ’70.
Quando i reali entrarono a Granada c’era già stata la ‘Reconquista’ di Siviglia, e a loro modo hanno ‘reconquistato’ la Spagna anche quei terribili due, Robben e Sneijder, ceduti dal presidente del Real Florentino Perez per una quarantina di milioni e ripresentatisi al Bernabeu con Inter e Bayern a disputarsi quella Champions che sembrava disegnata per le ”merengues”. C’e’ quasi il sospetto che siano arrivate in fondo le piu’ brave, e tra le più simpatiche. Potrebbe essere un bello spettacolo tra Olanda e Spagna, e festa grande sulle Ramblas o tra i canali della Venezia del Nord. Fonte:Ansa.it