PUYOL, IL CAMPIONE DALLA TESTA BUONA
“Sicuramente Carles Puyol, il più illustre cittadino del luogo, ha letto il libro di Llorenç Sanchez «La Pobla de Segur, porta del Pirineu». O forse no, ma in fatto di porte comunque se ne intende: ha spalancato alla Spagna quella più importante della storia. Carles è il capitano del Barcellona e il condottiero della Spagna, è l’uomo dai capelli ricci e ogni riccio non è un capriccio ma la volontà che ha portato questo gruppo in finale. Un catalano del monte puro, orgoglioso di esserlo, ma capitano della Spagna. È l’uomo dell’equilibrio nello spogliatoio, il garante della Santa Alleanza tra i giocatori del Real Madrid e del Barcellona, ma anche di un’unità più profonda, quella di una nazione calcisticamente scheggiata da un sogno. La prima Coppa del Mondo della storia. Ci sono tanti segni nel gol di Puyol a cominciare dal fatto che è stato segnato di testa, la sua specialità: non un gesto qualsiasi quel suo saltare. I suoi compagni lo descrivono, in questo atto, come un incrocio tra audacia e follia. «Non ho mai visto nessuno mettere la testa dove la mette Carles» ha detto Ludovic Giuly. Anche contro la Germania è andato a saltare dove osano le aquile e, normalmente, solo i tedeschi. È volato più in alto di tutti questo catalano tenace, fiero delle sue origini, ma capitano della Spagna. Autonomo, ma fedele. Ne ha fatta di strada dalla porta dei Pirenei fino a Soccer City dove domenica spingerà i compagni all’ultima scorribanda, all’ultimo salto. Se fossero ancora i tempi del Cid e dei Mori, qualcuno potrebbe urlare «Dio lo vuole», ma Dio, come non si interessava di guerre e stragi, non si interessa di pallone e qui in ballo c’è solo la storia del calcio. E questa vuole un titolo spagnolo. «Ma attenzione, ci sono anche gli olandesi, ci resta un match da giocare» avverte il saggio Vicente Del Bosque. Un colpo di testa, l’arma preferita dell’avversario, un colpo di testa di questo catalano nato ala destra e a poco a poco arretrato. Una parabola anche questa, perché Puyol, per colpire il pallone, è partito da lontano, dalla difesa, certo ma anche dalla Cantera del Barcellona, dalla Masia, dove si allenano i campioncini del club blaugrana. Quando arriva in Catalogna Louis Van Gaal lo trova che fa il terzino destro: è il santone olandese a spostarlo al centro della difesa. Sebbene non sia un gigante (1,78) Puyol vola altissimo, come ha dimostrato in occasione del gol, ma anche nella considerazione dei compagni. È leader perfetto, ufficiale e gentiluomo. Duro sul campo, affabile dentro, pur mantenendo questa serietà talvolta venata di malinconia quando pensa a suo padre Josep morto nel 2006 per un incidente sul lavoro. Perché Puyol senior, anche se aveva un figlio miliardario, continuava a lavorare e di lavoro se n’è andato. Carles si è sempre ispirato a suo padre, l’avrà pensato anche ora, prima di tuffarsi nell’abbraccio dei compagni. Malgrado l’impresa, malgrado quello che lo attende, non è un uomo superstizioso. «Del Bosque ha detto che se vinciamo il Mondiale si taglia i baffi? Io i miei capelli non li tocco ». Giusto. Questa testa da finale va lasciata così com’è”.
