VUVUZELA: UNA STORIA CHE CONTINUA


Entrata nelle case di mezzo mondo grazie a quel suono che alcuni paragonano al barrito di un elefante ed altri ad uno sciame d’api, la vuvuzela fa ormai parte dell’armamentario dei tifosi e rischia di rimanerci a meno che non venga vietato di portarle negli stadi come se si trattasse di un’arma. Una decisione che andrebbe incontro alle richieste delle tv ma che, almeno in occasione di questi Mondiali, la Fifa non ha preso per accontentare i tifosi negli stadi.
Le televisioni, in realtà, sono corse immediatamente ai ripari, adottando filtri per attutire il rumore di sottofondo delle vuvuzela e nessuno si è più lamentato. La vuvuzela-mania ha preso piede ovunque: sul web spopolano canzoni con la vuvuzela, l’inno d’accompagnamento del Portogallo in Sudafrica si chiama l’Inno della Vuvuzela, sull’I-phone è possibile scaricarne il suono come suoneria.
In tantissimi tra calciatori e personaggi famosi si sono cimentanti nel tentativo di suonarla: da Maradona a Iniesta. Tentativi non sempre andati a segno, così su internet sono apparsi anche corsi di vuvuzela. Le soccer’s horn sono apparse nelle pubblicità e negli studi televisivi. Qualche supermercato ha anche iniziato a venderle.
Le notizie sulla vuvuzela hanno iniziato a rimbalzare da una Paese all’altro, dando vita a vere e proprie leggende metropolitane. La più clamorosa, oltre a improbabili danni ai timpani, è quella di una donna di Cape Town che avrebbe soffiato talmente tanto da lacerarsi la trachea.
La mania ha però contagiato tutto il mondo: la cornetta di plastica colorata in Uruguay è stata ribattezzata uru-zela e, visto il quarto posto raggiunto dalla Celeste, c’è stato anche chi ha tentato di battezzare la propria figlia con il nome di Maria Vuvuzela.
Dal Sudafrica la trombetta è arrivata negli Stati Uniti. È apparsa sugli spalti del mitico Yankee Stadium, suonata da un tifoso di baseball, ma è stata immediatamente sequestrata dalle guardie di sicurezza dello stadio. Secondo le radio sudafricane, poi, almeno un milione di vuvuzelas sono state vendute, anche via internet, in Europa e nella prossima stagione potrebbero invadere i nostri stadi.

Fonte: www.ansa.it