NAZIONALE A: L’ITALIA CHIUDE IL 2010 CON UN PAREGGIO CONTRO LA ROMANIA


Una Nazionale a due facce. Nei primi 45’ c’è un’Italia con quattro esordienti, Ranocchia, Balzaretti, Ledesma e Diamanti, e tre giocatori al rientro, Santon, Aquilani e Balotelli. Una formazione inedita, che sulla carta punta sulla qualità e sui piedi buoni di un centrocampo privo dei suoi “storici” punti di riferimento, Pirlo e De Rossi. Un’Italia tutta novità, diversa dalle altre quattro squadre viste in occasione delle gare di qualificazione giocate a settembre e ad ottobre. Ma sono forse proprio le troppe novità a penalizzare l’intesa in campo tra gli azzurri, che giocano con il freno a mano tirato e le idee in tasca, e a rilanciare le ambizioni della Romania. Ci credono così tanto i compagni di Kivu (costretto ad abbandonare per infortunio) che al 33’ si trovano inaspettatamente in vantaggio con Marica che, a tre metri dalla linea di porta, infila con la punta del piede sotto la traversa. E il primo tempo si chiude senza che l’Italia riesca a fare un tiro in porta.
Prandelli corre ai ripari e nella ripresa presenta l’altra faccia dell’Italia, affidandosi a tre veterani: si ricompone a centrocampo l’affidabile asse Pirlo-De Rossi (fuori Ledesma e Diamanti), in attacco Gilardino, al posto di Giuseppe Rossi, funge da punto di riferimento offensivo. L’Italia cresce. Al 3’ palla in profondità per Gilardino, conclusione debole. Al 4’ ancora Gilardino va in rete, ma il gol viene giustamente annullato per fuorigioco. Al 15’ entrano Quagliarella e Cassani, escono Balotelli e Santon. Ed è proprio Quagliarella a rendersi pericoloso con una rovesciata da fuori.
Poi al 33’ De Rossi abbandona il campo per infortunio, lo sostituisce Pazzini. Tre minuti dopo il pareggio dell’Italia: calcio d’angolo di Pirlo, deviazione di testa di Quagliarella che indirizza la palla in porta, ma sulla traiettoria interviene anche la deviazione, sempre di testa, di Marica. Al 38’ c’è ancora spazio per un’impennata della Romania, che costringe Viviano alla respinta con i pugni. Ed è l’ultima azione.