IL DOPING E LA DROGA NEI SETTORI GIOVANILI DEL CALCIO
Stiamo parlando del caso doping in casa dell’Atletico Roma, la terza società calcistica della capitale. L’Atletico ha eseguito, per la prima volta in Italia, test antidoping sui ragazzi, tutti minorenni, del settore giovanile. Ebbene tre di questi, classe 1994, sono risultati positivi e sospesi dalle attività. In realtà la notizia non dovrebbe sorprendere neanche più tanto dal momento che anche da indagini svolte in ambito scolastico con progetti-incontri da parte del Settore giovanile della Federcalcio si ha coscienza di come i giovani siano sensibili alle tematiche ambientali, all’ecologia, al riciclaggio dei rifiuti, ma poi nel tempo libero non rinuncino a “sballare” con alcol, droga, pasticche..
Questo nuovo caso pone di fronte al problema reale e sempre più evidente di come occorra maggiore controllo, sia da parte delle famiglie che in tutti gli altri ambiti in cui i ragazzi sono coinvolti. Un impegno deciso che Gianni Rivera, da pochi mesi presidente del Settore giovanile della Figc, è pronto a prendere in fretta con iniziative concrete per contrastare un fenomeno che può diventare pericoloso.
A questo proposito in un’intervista apparsa su repubblica.it Gianni Rivera ha detto quanto segue.
E’ pensabile che un’iniziativa così importante, come quella dell’Atletico Roma, possa essere estesa a tutta l’Italia e resa anche obbligatoria, in primo luogo per la tutela della salute dei ragazzi?
“Fermo restando che si facciano in modo da garantire l’anonimato – stiamo parlando di ragazzi minorenni – è un’iniziativa da fare. La lotta contro il doping è fondamentale, lo è a maggior ragione se si parte dal settore giovanile. E oltre ai test è importante che si facciano campagne, iniziative e progetti (che la Federazione fa sempre) contro l’uso di prodotti dannosi. L’unico problema può essere convincere le famiglie”.
Ci sono due aspetti diversi, per quanto riguarda i giovani e il doping. Da una parte l’uso di sostanze che si pensa possano migliorare la prestazione sportiva, dall’altra una tendenza, non generalizzata ovviamente ma purtroppo diffusa, allo “sballo”. Cosa si può fare?
“E’ ovvio che noi come Federazione possiamo intervenire sul primo aspetto, per ciò che avviene sui campi di gioco, e lo facciamo da anni con iniziative e progetti, anche in collaborazione con le scuole. Sul secondo problema, che non possiamo non ignorare, possiamo fare campagne per spiegare che anche fuori dal campo bisogna stare sempre attenti”.
Lei ha detto che convincere le famiglie ad eseguire test regolari potrebbe essere un problema. Perché?
“E’ una questione culturale. Molti genitori purtroppo pensano che usare una sostanza vietata possa migliorare la prestazione sportiva, sperando così che il proprio figlio possa emergere meglio e più rapidamente, in prospettiva di un veloce guadagno. Non si rendono conto che magari il danno non arriva subito, ma potrebbe essere ancora maggiore in futuro. Per questo è importante la prevenzione: noi come Figc per questo motivo cerchiamo la massima collaborazione, e le iniziative delle singole società, proprio a partire dal settore giovanile, non possono che essere utili e fondamentali”.
FONTE: repubblica.it
