“SCOPRIAMO I FUTURI CAMPIONI”. LUCAS ARIEL OCAMPOS, IL FUORICLASSE DEL RIVER PLATE
Nove presenze e tre gol nel campionato argentini di serie B. Gli piace giostrare sulla fascia per trovare il varco e accentrarsi. Come muscolatura dimostra già un’età superiore, ha una struttura fisica importante (è alto un metro e 87), ha uno stile elegante, è potente, ha resistenza, ha un dribbling da trequartista e una velocità da ala vecchio stampo. Per conoscere bene questo futuro campione basta leggere l’articolo apparso su corrieredellosport.it, che ci permettiamo di proporre integralmente (chiediamo il permesso a l’autore e all’editore) dove sono elencate le qualità di un talento già sbocciato.
Avanza la nuova gioventù del River Plate, una storia da leggenda lunga centodieci anni e un presente complicato, in salita: il club di Buenos Aires, che vanta l’albo d’oro più ricco in Argentina (trentatré scudetti, due Coppe Libertadores, una Coppa Intercontinentale), è retrocesso per la prima volta alla fine di giugno dopo lo spareggio con il Belgrano nella “Primera B Nacional”, l’equivalente della nostra serie B. Lucas Ariel Ocampos è un po’ il simbolo del riscatto, è il segnale di un’inversione di rotta, è la luce che comincia a riaffiorare: è considerato il bambino speciale del River, è un classe 1994, è nato a Quilmes l’11 luglio, mentre l’Argentina si interrogava in quei giorni sul destino di Diego Maradona, appena ripiombato in un altro scandalo-doping, dopo essere risultato positivo all’efedrina durante il Mondiale in America.
NOVE PRESENZE E TRE GOL – Ocampos ha diciassette anni, è mancino, gioca nel ruolo di esterno: gli piace giostrare sulla fascia per trovare il varco e accentrarsi. Come muscolatura dimostra già un’età superiore, ha una struttura fisica importante (è alto un metro e 87), ha uno stile elegante, è potente, ha resistenza, ha un dribbling da trequartista e una velocità da ala vecchio stampo. Può galleggiare anche alle spalle degli attaccanti, in un classico 4-3-1-2, così come può fare la punta larga in un tridente. Il suo idolo è Cristiano Ronaldo. Ocampos rappresenta la faccia sfrontata di un River Plate che ha sempre trovato risorse infinite nel proprio vivaio. E’ entrato presto nel cuore dei tifosi. Gli sono bastate nove presenze, per un totale di 738 minuti giocati. Ha dato subito un’impronta giusta alla sua prima stagione da professionista. Ha anche realizzato tre gol contro l’Independiente Rivadavia, lo Sportivo Desamparados e l’Atlanta.
LA SCOPERTA DI ALMEYDA – La sua improvvisa ascesa ha reso meno amaro il passaggio di Erik Lamela alla Roma, anche se hanno caratteristiche differenti. A scegliere Ocampos, a inserirlo nella squadra chiamata a riconquistare la “Primera Division”, è stato il tecnico Matias Almeyda: l’ex mediano di Lazio, Inter e Parma lo teneva sotto osservazione da tempo, lo aveva seguito nelle giovanili del River Plate. Un’intuizione brillante, quella di Almeyda, che sta contribuendo al rilancio dei “Millonarios” e alla ricostruzione di una squadra che in estate ha perso anche il portiere Juan Pablo Carrizo (tornato alla Lazio), la mezzapunta Diego Buonanotte (ceduto al Malaga), il centravanti Mariano Pavone (passato al Lanus) e l’esterno Roberto Pereira (preso dall’Udinese).
CACCIA ALLA PROMOZIONE – Il River Plate occupa il secondo posto in classifica: dopo nove giornate di campionato si trova a quota 19, distante di due punti dall’Instituto, ma con una partita in meno rispetto alla società di Cordoba. Il regolamento della “Primera B Nacional” consente alle prime due squadre di compiere subito il salto di categoria, mentre la terza e la quarta (che al momento sono il Gimnasia Jujuy e il Ferro Carril Oeste) vanno ai play-off. Il River Plate di Almeyda non ha mai perso, è l’unico club imbattuto: cinque vittorie e quattro pareggi, diciannove gol segnati e sei subiti. Nell’ultima sfida allo stadio “Monumental” ha travolto per 7-1 l’Atlanta con una tripletta del centravanti Fernando Cavenaghi, ventotto anni, fascia di capitano al braccio, ritornato al River dopo aver girato il mondo, dallo Spartak Mosca al Bordeaux, dal Maiorca all’Internacional di Porto Alegre. Una scelta di cuore, quella di Cavenaghi, che si era imposto con Andres D’Alessandro ed era stato a lungo seguito anche dalle società italiane, a cominciare dalla Juventus, nel periodo di Luciano Moggi. Cavenaghi fa coppia in attacco con Rogelio Funes Mori, l’ultimo dei pezzi pregiati che Almeyda (subentrato a Juan Josè Lopez dopo la caduta in serie B) ha voluto blindare a ogni costo.
NAZIONALE UNDER 17 – La retrocessione ha tracciato un confine netto con il passato. Il River Plate sta uscendo da una grave crisi tecnica ed economica. Al timone della società è rimasto Daniel Passarella, reduce da una pesante contestazione e ritenuto uno dei responsabili del declino, della più triste stagione sportiva dei “Millonarios”. Ocampos è la carta a sorpresa che può aiutare il River a guardare al futuro con entusiasmo e ottimismo. Anche con il suo aiuto, Almeyda sta provando a riannodare i fili con una storia prestigiosa e ad aprire un nuovo capitolo. Ocampos è il talento più puro dell’ultima generazione argentina: ha cominciato a giocare nel Quilmes, il club della sua città di origine. All’età di quattordici anni è stato tesserato dal River Plate. Si è fatto largo nel Sudamericano Under 15, ha indossato la maglia della nazionaler Under 17, guidata da Oscar Alfredo Garré. Ocampos è stato il fiore all’occhiello di quella selezione insieme con altri due ragazzi del vivaio dei “Millonarios”, gli attaccanti Federico Oscar Andrada (139 gol nelle categorie baby) e Lucas Pugh, anche loro del 1994.
QUALITA’ E DISCIPLINA – Almeyda si è convinto della precoce maturità di Ocampos nei primi giorni della sua avventura da allenatore del River Plate, durante il ritiro a Chapadmalal: «Ha grandi qualità, è il futuro del nostro club». Una profezia che sta prendendo forma, anche se in fondo i loro destini si erano già incrociati: nel 2005, infatti, quando Almeyda firmò un contratto con il Quilmes per giocare in Coppa Libertadores, Ocampos faceva parte delle giovanili bianco-blù. A centrocampo, sulla corsia di sinistra, ha scoperto la sua dimensione perfetta. Almeyda gli chiede qualità e disciplina, invenzioni e corsa, vuole che garantisca la superiorità numerica e che sappia mordere in fase difensiva. Ocampos si libera, rifinisce l’azione, arriva sul fondo, ha un cross morbido, vellutato, così come punta la porta con grande naturalezza, ha una buona mira e un perfido diagonale.
