L’ATALANTA SALUTA LA VIAREGGIO CUP
Un trofeo che manca dal 1993, dai tempi della Banda Prandelli, e che l’Atalanta – malgrado la consacrata tradizione a livello di settore giovanile – ha portato a casa solo due volte. La baby Dea di Fabio Gallo si è arresa contro una delle compagini più attrezzate, forse la più forte. La Roma è una signora squadra: lo dimostrano i numeri e la storia. Un vivaio che ha sfornato tanti talenti attualmente in Serie A, e che continua a sfornarli, in una catena che, specialmente con la nuova filosofia predicata da Lucho, porta direttamente alle porte della Prima squadra. Una sinergia che alla lunga premierà il progetto romanista.In campionato, i ragazzi di Alberto De Rossi hanno messo in riga praticamente tutte le rivali. Al Viareggio l’andazzo prosegue: l’Atalanta è solo l’ultima vittima. C’è amarezza tra le fila nerazzurre, ma bisogna racimolare quanto di buono seminato e trarre un piccolo bilancio. I gironi eliminatori hanno evidenziato la rirovata quadratura difensiva, parzialmente incrinatasi contro la Roma. L’attacco non ha tradito, e Cais ha confermato il suo buon momento. La gara contro l’Esperia Viareggio ha poi premiato Daniele Grandi, autore di un bellissimo poker. Il bomber classe ’93, dopo i tanti gol sfornati tra Giovanissimi, Allievi e Berretti, ha finalmente allontanato con quattro gol la sfortuna che ha condizionato i suoi primi approcci con la casacca della Primavera. Certo, contro la Roma, subentrato solo quando l’Atalanta si trovava sotto, non è riuscito a guidare la remundata, ma l’iniezione di fiducia incassata col poker rifilato ai padroni di casa è un buon biglietto da visita per il prosieguo del campionato. Il match con la Lupa ha regalato la gioia del gol a Mangni, sempre frizzante sull’esterno. Con Chessa sulla fascia opposta, il 4-3-3 disegnato da Gallo ha buoni interpreti capaci di pungere spesso.
Ora la testa ritorna sul campionato, con l’Atalanta invischiata nelle retrovie, ma reduce da due vittorie consecutive che hanno reso meno negativa la graduatoria. Si dovrà lavorare, ma la base c’è. I nuovi innesti di gennaio – Chessa, Tonon e Frackowiak, anche se il portiere polacco figuarava già in rosa – hanno arricchito la formazione principe della cantera. Non resta che continuare a lavorare. I frutti di questo lavoro si raccoglieranno solo col tempo.
FONTE: tuttoatalanta.com
