NICOLA AMORUSO TRACCIA UN BILANCIO COME RESPONSABILE DEL SETTORE GIOVANILE DELLA REGGINA

Dal settembre 2011 è invece dietro la scrivania, responsabile del settore giovanile della società di via delle Industrie. Ai microfoni di Telereggio, il dirigente pugliese ha tracciato un bilancio. Parlando anche di sogni futuri, prima squadra e calcioscommesse.

BILANCIO – «Sono stati dieci mesi introduttivi al nuovo lavoro: ho più osservato e studiato, cercando di capire quali fossero i meccanismi di un settore giovanile come il nostro, che non è uno qualsiasi. Con l’aiuto di Simone Giacchetta e di Laiacona sono stati dieci mesi molto belli. Non esistono pause, ora devo organizzare il lavoro dell’anno prossimo. I primi effetti del post carriera da calciatore si vedono, qualche chilo in più c’è di sicuro (ride, ndr). Dopo aver smesso ho avuto subito la possibilità di iniziare questa nuova avventura e ho capito che non basta essere stato un buon calciatore: quando si passa dietro la scrivania, per dare qualità al proprio lavoro è necessario studiare, aggiornarsi e tenersi in contatto con quelli che nel nostro campo possono essere avanti. Lo sto facendo leggendo libri, facendo corsi e studiando su internet. Perché penso che se si vuole portare qualcosa in più si deve essere aperti al confronto e al passo con i tempi».

DIFFICOLTA’ – «Indubbiamente imparare tutti i nomi dei ragazzi non è stato facilissimo, perché sono tantissimi (ride, ndr). Scherzi a parte, è stata difficile l’organizzazione immediata del lavoro, cioè il riuscire a capire le persone e le cose importanti di questa attività. Capire le qualità e i difetti dei nostri addetti. E’ stato un lavoro di osservazione e di studio. A fine settembre, quando sono arrivato, i giochi erano già fatti: tecnici e ragazzi erano già stati scelti. Ripeto sono stati dieci mesi belli, vissuti con intensità e passione. Mi piace moltissimo questo lavoro e il mondo dei giovani, entusiasmante. Non sono uno che si accontenta. E’ stata un’esperienza importante, ma so che voglio migliorarmi per migliorare il nostro settore giovanile. Lo sto facendo cercando di guardarmi attorno e provando a portare qualcosa che possa dare sempre più qualità al nostro settore giovanile, che è uno dei migliori».

CONCORRENZA – «La filosofia della Reggina è sempre stata questa: il presidente è stato un precursore dei tempi, ha cercato di investire, da un decennio e più, nel settore giovanile, credendo nella struttura, nei tecnici e nei ragazzi. Altre società hanno iniziato, purtroppo per noi, a fare lo stesso: le grandi società hanno più facilità di arruolare giovani, possono offrire un’immagine diversa, un blasone importante. Per noi si fa sempre più dura: ma quando i ragazzi arrivano qui al Sant’Agata, anche in prova, si rendono conto dell’amore che c’è intorno e all’interno della società. Apprezzano la struttura. Anche se il blasone può avere il suo fascino, sono i contenuti quelli che contano. I genitori che vengono qui, ne restano affascinati».

ESPERIENZA – «Faccio quello che volevo fare: sentivo di poter mettere a disposizione la mia esperienza anche da giovane calciatore. Il mio è stato il percorso di molti ragazzi che oggi sono qui alla Reggina: sono partito con un sogno a 14 anni da un paesino come Cerignola, approdando in una città. Confrontarsi con le responsabilità e la nuova realtà è un’esperienza che ti resta dentro. Voglio metterla a disposizione attraverso questo ruolo».

OFFERTE – «Anche quest’anno, finita la stagione, c’è stata qualche chiamata per ruoli anche più in vista, ma non ho avuto nessun dubbio: il mio percorso è questo, lo voglio fare bene. Non voglio fare tutta la vita questa, ma la crescita dev’essere giusta e passo dopo passo. Per dare qualità, cui tengo tantissimo, al mio lavoro e alle mie scelte».

PLAYOFF SFUMATI – «La mia idea è quella un po’ di tutti in società: si aspirava a qualcosa di più. Magari in alcune occasioni c’è mancata un po’ di tranquillità, ma questo credo sia il percorso della Reggina. L’anno scorso siamo andati vicinissimi, in questo abbiamo avuto un po’ di difficoltà. Ma c’è da guardare con ottimismo».

TIFOSI – «La mia delusione è il distacco quasi abissale tra i tifosi e la società, che comunque riesce a mantenere categorie alte. La B secondo me non è un dramma per la Reggina, c’è bisogno del supporto di tutti. Della gente e del suo affetto, per poter far sentire la squadra una squadra importante. Capisco che ormai ci sia stata un po’ l’abitudine al calcio cosiddetto “importante”, ma Reggio deve cercare di pensare a quella che è la nostra realtà. Che fatica e fa grandi sacrifici, investendo sui giovani. Ricordo la partita Reggina-Napoli, finì 3-1 per la Reggina, ero in azzurro. Rimasi impressionato dall’entusiasmo, dalla voglia di tifare per la Reggina. Io, a un metro dai miei compagni, non riuscivo a comunicare. Spero che un giorno si ritorni a quell’entusiasmo e non a quel pessimismo che non porta a nulla di buono. Credo che il sogno Reggina debba continuare e debba accompagnarci anche l’anno prossimo. L’affetto che mi lega alla città e ai tifosi lo riscontro ogni giorno e mi gratifica tantissimo. Ai tifosi dico di credere sempre nel sogno e di portar sempre viva questa fede amaranto nei loro cuori, perché è una città ed è una società che ha bisogno di quell’affetto e di quei sentimenti positivi per portare la Reggina e soprattutto Reggio tra le migliori».

FUTURO IN PRIMA SQUADRA? – «Io sono qui, lavoro per la Reggina con entusiasmo e passione: i passi devono essere graduali. Ci sarà, se e quando sarà il momento, un avvicinamento anche alla prima squadra. Ma ora non è nei miei pensieri. Il mio lavoro ora è portare risultati per la società. Poi spero possano cambiare le cose e che la società possa essere protagonista dentro e fuori dal campo».

SCOMMESSOPOLI – « Mi sono fatto un mio pensiero molto chiaro: ho sempre detto che ci sia veramente una serie di comportamenti che va contro ogni pensiero etico e sportivo di questi ragazzi. Ma il problema è più a fondo: non si tratta di un discorso solo economico, ma anche di patologia. La scommessa, la voglia della sfida. Penso sia una patologia: vedo gente attaccata a internet, tra poker e scommesse. Credo siano casi da valutare diversamente. E’ normale che questo calcio allontani i tifosi e porti a un disamore. Qualcosa bisogna cambiare, credo che questa sia un bella stangata per tutti e sia anche il momento per dare un’impronta diversa a quello che è lo sport più amato in Italia e non solo».

FONTE: TUTTOREGGINA.COM