IL PRESIDENTE BERETTA PARLA DEL CALCIO IN ITALIA
“Complessivamente siamo partiti in modo soddisfacente – esordisce Beretta sull’inizio del campionato -: abbiamo venduto benissimo i diritti tv; la presenza negli stadi si è allineata ai livelli alti dell’anno scorso e siamo partiti bene anche con la tessera del tifoso, che diventerà, con il tempo, un meccanismo utile ad aumentare la qualità del calcio. Resta il problema strutturale degli stadi: quasi tutti quelli attuali sono obsoleti. Alcuni sono troppo grandi e offrono pochissimi servizi, mentre c’è la necessità di strutture pi dimensionate, gestite direttamente dalle società”.
STADI
“Nel 2009, il testo, che per noi era già un buon testo, era stato approvato all’unanimità in commissione al Senato; alla Camera, si è lavorato molto per migliorare ulteriormente i contenuti. Speriamo sia possibile arrivare all’approvazione del testo in tempi brevi. Peraltro questa è una legge che non comporterà esborsi per la finanza pubblica. Un esempio di autofinanziamento, a differenza di quanto è avvenuto in altri Paesi, compresa l’Inghilterra, che rappresenta uno strumento innovativo e originale. Avere stadi moderni, di proprietà delle società, significa garantire 1. una presenza maggiore di spettatori; 2. un livello superiore di qualità generale; 3. più sicurezza”.
TELEVISIONE
“La diffusione del calcio in tv aiuta a promuoveme uno sviluppo ancora maggiore e ad aumentarne interesse e fruizione, non solo in Italia, ma anche all’estero. Tv, radio, giornali e presenze negli stadi danno vita a questo straordinario spettacolo nazional-popolare”.
RAPPORTO CON A.I.C.
“Non credo sia giusto drammatizzare il quadro generale. C’era un accordo collettivo, firmato nel 2005. Cinque anni per un contratto di questo genere sono tantissimi. L’Alta corte di giustizia presso il Coni, a fine luglio, ha messo in evidenza tre principi fondamentali: 1. ha escluso la proroga del vecchio accordo; 2. ha chiarito che i nuovi contratti con i giocatori fin qui sottoscritti sono di per sé validi; 3. ha ribadito che il compito della Figc è sì quello di favorire un accordo, ma ha anche evidenziato la competenza delle parti. Alla luce di questo, adesso siamo pronti a confrontarci nel merito. L’ho detto anche al presidente dell’Aic, Campana: questa è l’occasione per fare un buon lavoro. La mancata proroga del vecchio accordo obbliga tutti noi ad uno sforzo maggiore per trovare un’intesa, ma è anche un’occasione per non sfuggire alle responsabilità in un quadro di forte evoluzione. Non siamo pi al calcio del 2005. La salute dei calciatori sta a cuore enormemente alle società e vogliamo essere certi che tutti si rivolgano a professionisti di alto livello evitando il ricorso a figure strane. Più in generale per le società c’è un obiettivo di carattere strutturale ed è quello di assicurare la sostenibilità del sistema. ll fairplay finanziario imposto dall’Uefa, sia pure con la necessaria gradualità, è una novità molto forte così come il ritorno alla vendita collettiva dei diritti tv. Per un club è diventato indispensabile legare le spese ai ricavi. Partendo da questo, ci siederemo intorno a un tavolo con i calciatori per trovare un’intesa, spero anche in tempi brevi, perché nell’insieme abbiamo obiettivi coincidenti”.
RAPPORTO CON FEDERCALCIO
La nostra decisione di non partecipare al Consiglio federale nasce da un vulnus legato alla questione della riduzione del numero dei nuovi extracomunitari, decisione che ha sottratto competitività ai nostri club e aggravata dal metodo, nel senso che si è votato a maggioranza all’interno del Consiglio su un argomento che riguardava noi e contro il nostro parere. Questa situazione ha messo in rilievo come vada rivisto il ruolo della Lega di Milano e come la stessa legge 91 sul professionismo, approvata nell’8i, dunque vecchia di più di trent’anni come concepimento, vada assolutamente cambiata. E su questo tutti si sono detti d’accordo, anche il Coni. Ma prima di questo, pensiamo che chi ha la responsabilità di aver creato questo vulnus, debba rimediare. Nessuno nega l’importanza della federazione, ma siamo convinti che la Lega di A possa legittimamente rivendicare maggiore autonomia e pi ampi margini di autodeterminazione. Questo per essere più competitivi nel confronti degli altri grandi sistemi calcistici, nell’interesse di tutto il movimento italiano”.
