L’ATALANTA: IL BARCELLONA D’ITALIA

Purtroppo da qualche tempo in Italia ci siamo dimenticati di questi fondamentali. Anche per questo motivo ci troviamo di fronte a un clamoroso buco generazionale che ci lascia senza campionissimi dopo le ondate degli anni Sessanta”. Mino Favini, responsabile della scuola calcio dell’Atalanta, spiega così le ragioni del successo del vivaio neroazzurro. Al centro sportivo di Zingonia, terra promessa del calcio che prende forma e diventa protagonista, si sfornano da anni talenti che premiano la bontà del lavoro svolto dallo staff di allenatori, preparatori e osservatori che lavorano alle dipendenze del presidente Percassi.
Da Montolivo a Pazzini, da Morfeo a Lazzari, alcuni dei migliori giocatori del made in Italy hanno mosso i primi passi a Bergamo e dintorni. E la tradizione si rinnova di stagione in stagione. Oggi l’Atalanta di Colantuono che sta facendo benissimo in campionato può contare su ben sette ragazzi provenienti dal vivaio. Che non fanno la comparsa, così come avviene in altre sedi, giusto il tempo di mettere il piede in campo e poi panchina fino a quando serve, tutt’altro. Consigli è il portiere titolare, il 31enne Bellini si gioca sempre la presenza negli undici di partenza, e protagonisti a tutti gli effetti sono i centrocampisti Bonaventura e Padoin, l’attaccante cinque stelle Gabbiadini e il difensore Capelli. Soltanto Raimondi non ha ancora avuto la possibilità di scendere in campo, ma potrebbe essere questione di tempo.
“Sappiamo che ogni anno dal nostro vivaio possono arrivare due o tre giocatori validi da inserire in prima squadra”, ha detto Pierpaolo Marino, direttore sportivo che ha firmato il successo di una campagna acquisti estiva che sta mettendo in mostra calciatori di prima fascia, Maxi Moralez su tutti. E allora tutto è più semplice. Perché se il canale di collegamento con Zingonia funziona a meraviglia, Percassi fa meno fatica ad inventarsi ogni anno le strategie per confezionare risultati di tutto rispetto. La serie A costa e pure parecchio. Se gli investimenti per i giocatori che provengono da altre squadre sono ridotti al necessario, i conti tornano e la cassa non piange. Se poi le cose girano meglio del previsto come quest’anno, che l’Atalanta partiva da un pesantissimo meno 6 e ora si trova a quota 12 punti, quanto basta per tirare il fiato e mettere da parte la paura per la zona retrocessione, beh, non si può che applaudire alla lungimiranza e alla capacità di una società che piace e convince.
“Mi sembra che una squadra spagnola non abbia mai dimenticato questi principi. E ogni tanto vince qualcosa. Grazie al Barcellona si torna a fare calcio in modo sano”. Favini ha 75 anni e un curriculum degno dei migliori rappresentanti del calcio giovanile italiano. Da lui, con lui, inizia una rincorsa al calcio che parte dal basso e che deve necessariamente rinnovarsi per stare al passo con le big del pallone continentale. Come il Barcellona, che è diventata la squadra più forte al mondo anche e soprattutto per merito dei giovani della “cantera”, che sono stati lanciati in prima squadra con la convinzione e la fiducia, poi ampiamente ripagata, che potessero fare bene.

FONTE: tuttoatalanta.com