VIVAI SEMPRE PIU’ INTERNAZIONALI: CRESCE IL NUMERO DEI TESSERATI STRANIERI NELLE SQUADRE PRIMAVERA
Nel calcio, le fondamenta sono senza dubbio i vivai. Risultano quindi necessari nuovi progetti e nuove idee per far ingranare le scuole calcio. Per prima cosa, è necessario analizzare con attenzione quali sono i problemi maggiori e, successivamente, agire. Il problema principale è che nelle squadre che dovrebbero lanciare i nuovi Totti, Del Piero, Baggio, Buffon, giocano troppi stranieri. Non è questione di razzismo né di cose simili, anzi, ma effettivamente è una cosa che fa discutere. Sono molte le cause di questo fenomeno «Certamente è il frutto di uno scouting su vasta scala che consente di scoprire il meglio in circolazione», spiega Antonello Preiti, responsabile dell’area tecnica del Parma con passato da capo osservatori del Genoa e di coordinatore tecnico dell’Udinese. Ma è anche una questione economica a muovere tanti osservatori: «Le squadre italiane, anche piccole, chiedono di più per i loro gioiellini che si mettono in mostra: con una singola operazione sperano di riuscire a fare l’intero fatturato», racconta l’a.d. del Parma Pietro Leonardi. «Invece all’estero – continua Preiti – i costi sono sicuramente più bassi, se si cerca il rapporto qualità-prezzo spesso è meglio un investimento di quel tipo. Esistono anche molte mode, ma in effetti all’estero le modalità di pagamento sono più abbordabili». In Italia, quando si acquista un giovane, la Lega chiede di garantire l’intera somma del cartellino, che spesso è oneroso. In altri Paesi invece, le trattative sono più semplici e meno dispendiose. Inoltre, in Italia, è aumentato il numero di lavoratori stranieri, e di conseguenza il numero dei loro figli che trovano collocazione nelle nostre squadre. «Succede lo stesso in Germania e Svizzera – ricorda Preiti – le giovanili sono piene di ragazzi dell’est, Serbia, Macedonia, Kosovo, figli di gente che lavora, e che nascendo sul posto possono diventare comunitari trovando anche più facile collocazione». Non è possibile però che le Primavere di Inter o Juve, squadre rinomate per i loro settori giovanili, entrino in campo con sette, otto, o addirittura nove stranieri nella formazione titolare. La Lazio Primavera ha recentemente vinto la Supercoppa Italiana ai danni del Chievo, con titolari cinque stranieri: il difensore Seck (senegalese), i centrocampisti Borecki (polacco) e Verkaj (tedesco, di origini albanesi), gli attaccanti Tounkara (spagnolo, di origini senegalesi) e Oikonomidis (australiano, di origini greche). Da aggiungere che tutti questi giocatori sono arrivati a Formello solamente negli ultimi due anni. Se non si inizia a pianifica con intelligenza, l’Italia non riuscirà ad uscire dalla crisi calcistica a breve. Le squadre, con i dirigenti in primis, dovrebbero pensare prima a far cresce i ragazzi, più che a stravincere le partite. A 17-18 anni non si è ancora finito di imparare, ma bisogna dare la possibilità di farlo. Spesso però, le società non fanno così. Esse mettono al primo posto la vittoria, che sia raggiunta con una squadra di ragazzi italiani o in gran parte straniera, poco importa. Per l’ambiente italiano, esempi come quello dell’Athletic Bilbao, che costruisce le varie squadre con giocatori nati non in Spagna, ma solamente nella regione dei Paesi Baschi, è pura utopia. Noi italiani, però, dovremmo prendere spunto da quei Paesi che hanno nei settori giovanile il fiore all’occhiello del loro calcio: Germania, Spagna, Olanda, ecc. Bisogna studiare e capire quali sono le soluzioni migliori per uscire da questo caos. E’ evidente che già il fatto di schierare otto o nove italiani titolari nelle Primavere, sarebbe una grande passo in avanti. La questione è come spingere le società a farlo.Si potrebbe fissare un numero minimo di italiani in campo. Oppure si potrebbe concedere dei bonus a quelle squadre che hanno in campo un certo numero di italiani, come hanno fatto in Lega Pro per incentivare l’uso di giovani calciatori. Tavecchio e Conte, a ragione, si lamentano dei troppi stranieri tesserati in Italia, consci che questo è una grave danno al calcio italiano. Parla parla, ma quel che è chiaro è che la Primavera delle squadre italiana è passata dall’essere il trampolino dei nostri ragazzi italiani verso il grande calcio, all’essere un ambiente avido, in cui spesso si specula e nel quale la vittoria finale sembra essere davvero l’unica cosa che conta. L’Italia si può rialzare solamente grazie ai giovani: bisogna capirlo ed essere in grado di dargli la possibilità di dimostrare il loro valore.
FONTE: calcioscout.com
