L’ARMA IN PIU’ DEI GRANATA DI LONGO: SIMONE EDERA
attaccante esterno classe ’97 cresciuto nel Torino fin da bambino e giunto, quest’anno, alla prima stagione in Primavera, agli ordini di Moreno Longo. Mancino naturale, piede educato, corsa, capacità tecnica nell’uno contro uno, abilità sia sui calci piazzati (nella stagione in corso, peraltro, poco sfruttata), sia in movimento, Simone Edera ha tutto, o quasi, per poter diventare un calciatore che può fare la differenza. Se nelle passate stagioni si era individuato Mattia Aramu come talento assoluto e “simbolo” tra i ’95, eVittorio Parigini tra i ’96 (entrambi, oggi, sono in Serie B, rispettivamente a Trapani e Perugia, dove hanno mostrato sprazzi di grande calcio ma, purtroppo, anche tanta panchina), è da tempo che questo “titolo platonico” tra i ’97 è stato assegnato a Simone Edera, titolo all’epoca condiviso con un certo Davide Sabbioni, con il quale costutuiva una coppia insuperabile nei primi anni di Giovanissimi e Allievi Fascia B, e che soltanto in questo weekend è rientrato da un bruttissimo infortunio. Il calcio, si sa, del resto, è fatto di occasioni, e Simone Edera sta godendo, proprio in queste settimane, della sua occasione d’oro: con la partenza di Simone Monni, oggi in prestito alla Primavera del Pescara, il talentino classe ’97 è diventato, di fatto, un insostituibile in Primavera, ed ha avuto modo di farsi notare al grande pubblico in una serie di uscite, disputando un gran primo tempo in Viareggio Cup contro l’Atalanta, e ripetendosi sabato mattina in campionato contro la Fiorentina, segnando una rete da cineteca. Un sinistro a giro, quello insaccato contro i Viola, che ricorda molto quello segnato il 24 settembre 2014 in Nazionale Under 18, contro l’Inghilterra: del resto per il talentino granata, che è stabilmente nel giro azzurro da anni, e che colleziona conferme anche dal CT Paolo Vanoli, quella del mancino sibillino è senza dubbio la specialità della casa. Un giocatore dalle enormi potenzialità, tanto che lo stesso Moreno Longo ha definito, a livello di qualità, Simone Edera come il più dotato dell’intera rosa a sua disposizione: un riconoscimento non da poco, in una squadra che può contare su giocatori di assoluto livello per la categoria, tra cui ben quattro fuoriquota classe ’95. Al talentino granata, però, un po’ per l’età, un po’ per una fisiologica caratteristica propria dei giocatori di talento e di fantasia, un po’ per attitudine e per un’idea di calcio che, nella sua testa, assomiglia ancora molto di più ad un gioco che ad un “lavoro” (termine triste, forse, ma necessario quando si parla di ragazzi già ampiamente nell’orbita del professionismo), manca ancora una parolina magica: la continuità. Non è la freschezza fisica a mancare al giovane granata, che, anche dal punto di vista della condizione, ha grandissime possibilità, ma la stessa fame, la stessa cattiveria, spalmata su tutto l’arco dei novanta minuti. Un “limite” che sta frenando un giocatore dalle grandissime potenzialità e che, una volta acquisita piena consapevolezza del proprio valore e della quantità di sacrificio, fisico e mentale, necessaria per esprimerlo, allora potrà rivelarsi un’arma devastante per la Primavera granata, e non solo…Non è un caso se Moreno Longo ha deciso di puntare fortemente su di lui: dalle sue giocate, dalle sui intuizioni ma, inutile negarlo, anche dai suoi cali, passano molte delle fortune e, talvolta, delle sfortune, di questa squadra, senza volere per questo “incolpare” il giovane attaccante per le sconfitte recentemente rimediate. E’ il rischio, questo, che si corre quando si ha un grandissimo talento: ora sta soltanto ad Edera dimostrare di poter crescere e di potersi completare. E allora si che si potrà parlare, come talvolta già si legge, di un “nuovo Cerci” pronto a scalpitare, stavolta direttamente dal vivaio del Torino.
Fonte: toronext.com
