PRIMAVERA TORINO, MISTER LONGO: DEDICA TRICOLORE ALLA FAMIGLIA

dai Giovanissimi del Collegno Paradiso ad un avvio di stagione con una squadra costruita con tante scommesse e “scarti” di altre squadre: “Si, questo è il nostro percorso. Oggi si corona un decennio da dopo il fallimento, non dimentichiamo che non è stato facile ricostruire da zero un settore giovanile. Il merito di questo va sicuramente al Presidente Cairo, a Comi, a Benedetti e a Bava per averlo ricostruito e riportato ai vertici. Per quanto riguarda il mio percorso, è stato un percorso di gavetta: ho cominciato dai dilettanti, ed ogni anno mi sono guadagnato sul campo, sempre coi risultati, la possibilità di avere un’opportunità migliorativa e di puntare sempre più in alto. Per quanto riguarda la nostra politica di mercato, sicuramente investiamo innanzitutto sul territorio, ma anche su giocatori che – secondo noi – hanno ancora qualcosa da dare, magari a differenza di quanto giudichino altre società. Questo è il mix di situazioni che ci ha portato ad essere qui e ad aver riportato lo Scudetto a Torino dopo 23 anni, società che – in fatto di storia del settore giovanile – non ha eguali”. Un punto di partenza? “Questo è il vero Toro, questa è la nostra dimensione. I risultati lo stanno dicendo, ce lo stanno confermando. La storia del Toro ha sempre dimostrato che, qualsiasi cosa si sia ottenuta, lo si sia fatto attraverso la sofferenza, aggiungendo ai valori tecnici anche degli importanti lavori umani. Credo che questa vittoria valga doppio rispetto a tantissimi altri Scudetti, perché nel settore giovanile si vive ad annate e ci sono annate più o meno favorevoli. Noi, forse, lo abbiamo vinto nell’annata meno favorevole, contro ogni pronostico, presentandoci qui a fari spenti e senza che nessuno avesse puntato un centesimo su di noi: abbiamo dimostrato che lo sport dà possibilità sempre, soprattutto ad un gruppo come il nostro che ci ha sempre creduto e non ha mai mollato”. Ancora una volta i calci di rigore… “Mi sono detto: il destino mi ha portato qua, ai calci di rigore, per il secondo anno consecutivo. Accetto il destino: dentro di me c’era sicuramente uno stato d’animo diverso, avendo la pressione di aver perso ai rigori l’anno scorso, per me stavolta sarebbe stato davvero importante vincere. Dal punto di vista emotivo, non è stata semplice da gestire come situazione, ma abbiamo ragionato come abbiamo sempre ragionato, ci abbiamo creduto, nonostante il fatto che siamo stati i primi a sbagliare, ma la tenacia ci ha premiato, dando un’importante riconoscimento ad una società ed a un gruppo che ha sempre lavorato sodo, dall’inizio alla fine”. Una partita preparata scrupolosamente, anche a livello tattico: “Dal punto di vista tattico, il nostro era un 4-3-1-2 asimmetrico. In fase di possesso palla, Rosso si apriva sull’out di sinistra e Debeljuh andava a fare il centravanti. Abbiamo provato a colpire la Lazio in questo modo, cercando di neutralizzare il loro fulcro di gioco, ossia Pace. Credo che la scelta sia stata azzeccata, perché posso dire con orgoglio che oggi avete visto per sessanta minuti una squadra giocare bene a calcio, oltre ad andare in vantaggio. Questo è merito dello staff che ha fatto un ottimo lavoro di scouting sulla Lazio per cercare di apportare la strategia giusta e dei ragazzi che l’hanno interpretata bene”. Una vittoria che ha un valore speciale anche per i ragazzi: “Entrare nella storia di una società come il Torino è quanto di più bello possa capitare. Questi ragazzi si renderanno conto del valore di questo successo tra 20 o 30 anni quando passeranno dalla sede e ci sarà ancora la loro fotografia insieme a quella di tanti altri campioni. In queste Finali volevamo ritagliarci uno spazio importante, innanzitutto per dare a loro la possibilità di meritarsi delle chances per il futuro. Sono ragazzi giovani, che agli occhi esterni possono sembrare dei privilegiati. Da un certo punto di vista, è giusto che lo si pensi, ma fino alla Primavera io credo che questi ragazzi non siano poi così privilegiati, nel Torino fanno molti sacrifici per cercare di ritagliarsi uno spazio importante, e molti di questi non ce la fanno. Pensare che questa finale possa dare a qualcuno in più di loro l’opportunità di vivere con lo sport che hanno sempre sognato, è una grande soddisfazione”. Morra non ha partecipato ai calci di rigore, come mai? “E’ stato un po’ per suo volere, un po’ per cabala. Se avete notato, nel cerchio di preparazione dei calci di rigore, non c’eravamo né io, né Morra. Abbiamo provato a vedere se per caso l’anno scorso eravamo noi quelli che portavano “tigna” (ride, n.d.r.), e, dopo aver vinto, abbiamo capito che eravamo proprio noi. Al di là delle battute, non se la sentiva di calciare e ha preferito non calciare. Credo che il rigore sia una questione emotiva, stasera hanno calciato dei ragazzi che tutto si sarebbero aspettati tranne che presentarsi a calciare un rigore che poteva valere lo Scudetto. In passato abbiamo visto invece rigoristi presentarsi e sbagliare…”. Era favorito il Torino o la Lazio? “La Lazio è una grandissima squadra, costruita per vincere, secondo me era una favorita, benché non fosse arrivata tra le prime due in campionato. Vincitrice della Supercoppa e della Coppa Italia, non si poteva non definire la Lazio come una corazzata, la sfavorita eravamo noi. Oggi forse hanno pagato il peso di dover fare questo “triplete”, però definirla non favorita sarebbe riduttivo, considerato il cammino eccezionale dei biancocelesti”. Con questo Scudetto, il Toro si conquista anche l’accesso alla Youth League: “Alla Youth League non ci volevamo pensare, ma ora che sappiamo che si farà… Credo che questo sia un valore aggiunto per la società e per i ragazzi. Arrivare ad un palcoscenico così importante sarà sicuramente utile per fare esperienza. L’unica cosa sbagliata in queste tre partite è stato l’approccio con la Fiorentina, dovuto alla disabitudine a giocare partite importanti, che a volte fa scendere in campo questi giocatori con un pizzico d’ansia. La Youth League potrà dar loro l’esperienza giusta per presentarsi con uno spirito diverso che potrà metterli in una condizione migliore nelle grandi partite”. Il futuro di Moreno Longo sarà ancora su questa panchina? “Io l’anno scorso ho firmato un triennale col Torino, ho ancora due anni di contratto. Ci siamo sempre detti che il triennale era per la gratificazione per il lavoro fatto e per la fiducia della società nei miei confronti. Io ho sempre detto che – quando ci sarà un’opportunità che mi stimola, e che la società condivide – allora farò il passo nel calcio “dei grandi”. Qualora questa possibilità, valutata insieme, non fosse reputata quella decisiva, sicuramente continuerò il mio percorso qui. La voglio di misurarmi nel calcio “dei grandi” però c’è…”. Questo titolo è il compimento di un percorso? “Per chi mi conosce, e lo dico appena conclusa la Finale Scudetto, da domattina avrò già la testa in moto per pensare altre cose. So come funzione il calcio, non si può mollare, non si può rallentare, quindi la capacità di spostare gli obiettivi sempre più in alto può e deve fare la differenza”. Una dedica per questo Scudetto? “Questa vittoria la voglio dedicare ai miei genitori, a mia moglie Monica ed alle mie tre bambine. Solo loro sanno veramente cosa c’è dietro questa vittoria. Loro mi vivono davvero nella mia quotidianità, quindi una dedica speciale va a loro perché sanno quanto era importante per me questa vittoria, e sanno davvero che cosa si è cercato di fare per raggiungere questo risultato”.

FONTE: toronext.it