INTERVISTA A SERGIO FELICIOLI, ALLENATORE DEL MARCA

Fa il suo primo esordio ufficiale nella Popiliana, nel 1968, dove vi rimane per tre anni nel ruolo di attaccante. La prima vera chance gli capita nel 1972 quando viene ingaggiato, all’età i 17 anni, nella Reggina. Qui si mette subito in evidenza e ci mette ben poco a passare dalla primavera alla prima squadra. Ma questa esperienza dura solo tre mesi. La giovane età, la spregiudicatezza, la superficialità verso gli studi e la conseguente opposizione dei genitori, non permettono al giovane calciatore di sfruttare al meglio le sue qualità e di fare quel salto nel calcio che conta. Prosegue la sua carriera dilettantistica giocando in Promozione ed in serie D, nelle fila di Cassano, Rossanese ed Amantea, e nel 1990, ricopre il doppio ruolo di allenatore-giocatore nel Rogliano. Da lì varie esperienze nei settori giovanili fino ad arrivare al maggio 2011 quando Sergio Felicioli viene contattato personalmente da Gigi Marulla, bandiera del Cosenza per 11 stagioni tra serie B e serie C. Nel 2007 era nata la scuola calcio “MARCA”, e l’ex bomber silano offre a Felicioli la possibilità di entrare a far parte di un progetto ambizioso. Naturalmente il mister non si tira indietro e dopo aver portato a termine il contratto che lo legava all’Azzurra, il 30 giugno del 2011 entra a far parte ufficialmente dello staff del Marca. Con il vice presidente della società, Kevin Marulla, verso il quale vuol sottolineare tutta la sua stima, condivide e continua a condividere idee per portare avanti e migliorare quel progetto che il Marca sta attuando nel nome dei valori dello sport, quali la passione, la correttezza, il rispetto e l’onestà. Contattato dalla nostra redazione, mister Felicioli ha poi risposto ad una serie di nostre domande.

Mister, cominciamo con una sintesi su questa prima parte di campionato.

– Per quanto concerne la categoria “Allievi” devo dire, e la classifica parla chiaro, siamo al di sopra delle nostre aspettative, e questo non ci può fare altro che piacere. Questo non vuol dire che non ci sentivamo pronti ad affrontare alla pari le altre squadre, ma qualche perplessità ci veniva dal fatto che eravamo stati ripescati ed inseriti in un girone che non conoscevamo. Il girone “A” ha permesso di evitare i numerosi derby con la città di Cosenza, ma comunque ti mette di fronte società di un certo spessore, come Amantea, Football 3000 e Promosport, che sono tra le più accreditate alla vittoria finale.

Rispetto ai progetti di inizio stagione che cammino prevede, ora, per la sua squadra?

– Di sicuro faremo tesoro di tutto ciò che abbiamo prodotto fino ad ora, perchè essere lassù, dopo sette giornate, non è casuale e vuol dire che stiamo dimostrando il nostro valore e che possiamo giocarcela fino in fondo. Viviamo alla giornata, godendoci il nostro buon momento. Ora iniziano i veri esami e si capirà di che pasta siamo veramente fatti.

Cosa le danno i suoi ragazzi giorno dopo giorno? E cosa lei dà loro e vorrebbe loro trasmettere?

– Mi danno tanta soddisfazione. I ragazzi ci trasmettono tante passioni e tante emozioni. Basta guardarli negli occhi, catturare un loro sguardo, carpire un loro sorriso. E sufficiente ammirare la loro grinta, la loro voglia di fare, la loro fame calcistica. Tutte queste cose sono come una linfa vitale, come una benzina che ci carica e ci fa andare avanti. E noi, dal canto nostro, offriamo loro il lavoro quotidiano, con tre allenamenti settimanali, la nostra professionalità, la nostra esperienza, una struttura di prim’ordine ed uno staff altamente qualificato. Tutto ciò per permettere loro di crescere sportivamente ed umanamente e per dare loro la possibilità di divertirsi, e perchè no, con un pò di fortuna, di coltivare qualche sogno.

Vista l’età dei ragazzi, lei è una figura importante nella loro crescita morale e formativa. Sente il peso di questa responsabilità?

– Certo, sento notevolmente il peso di questa responsabilità. Ma tutto ciò è piacevole. Io penso che non si deve fare altro che essere un esempio impeccabile. Essere i rappresentanti dei veri valori dello sport: corretteza, onestà, rispetto dell’avversario, del pubblico, del direttore di gara. Accettare le decisioni senza protestare, così come i consigli e le direttive di chi ti guida in questo mondo affascinante che è il calcio. Tutto questo deve inevitabilmente essere poi trasportato anche nella vita quotidiana, per una migliore crescita morale e formativa, senza trascurare assolutamente gli studi.

Condivide quella corrente di pensiero che postula l’aspetto psicologico superiore a qualsiasi altro aspetto, fisico o tattico che sia, nella preparazione di una squadra di calcio?

– Io sono dell’avviso che tutte e tre le cose debbano camminare di pari passo. E’ fondamentale capire ed interpretare il pensiero di ciascun ragazzo, tenendo presente tutti i fattori che possono caratterizzare il suo comportamento, dall’ambiente familiare a quello sociale in genere. Ritengo molto importante che il giovane aspirante calciatore venga isolato da ogni aspetto extra – calcistico che possa in un certo modo incidere negativamente sulla psiche del ragazzo. Chi è libero mentalmente o è carico di eventi positivi di sicuro può produrre molto di più. Ciascuno elemento va preso in modo differente, per poi essere trattato allo stesso modo per il raggiungimento di uno scopo comune: quello di praticare lo sport con passione. Concludo dicendo che per i miei ragazzi, oltre che essere il loro allenatore, sono un grosso amico ed un confidente.

 

E i genitori dei ragazzi? E’ importante il loro sostegno?

– L’apporto dei genitori è molto importante. Sono loro che fanno sacrifici soprattutto economici per i loro figli. Però io sono dell’avviso che ci deve essere il rispetto dei ruoli. Ed è proprio a tal proposito che la nostra società ha creato un’apposita figura, quella del dirigente accompagnatore che fa da tramite tra lo staff tecnico ed i genitori, in modo tale che questi ultimi si esulino dagli aspetti tecnico-tattici che riguardano i loro ragazzi nell’ambito della scuola calcio.

Una sua riflessione sul calcio di oggi in generale, sul settore giovanile, ed in particolare sul calcio giovanile calabrese.

– Quello che sta succedendo nel calcio in generale oramai è sulla bocca e davanti agli occhi di tutti. L’unica cosa che mi sento di affermare con certezza è che non vedo ombre a livello giovanile, un settore in crescita. Per fortuna a tutto ciò che è negativo possiamo contrapporre il calcio giovanile, come vera espressione di sport pulito, genuino, onesto e sano. Un calcio che viene praticato solo per passione, senza interessi e come unico modo per offuscare tutto ciò che di marcio ci circonda. Per quanto concerne il calcio calabrese, bisogna dire che ci sono troppe scuole calcio delle quali molte sono poco attrezzate. Ed altre ancora poco sfruttate e poco valorizzate. La scuola calcio Marca è l’esempio positivo di come devono essere le scuole calcio. Un’ultima riflessione va fatta riguardo alla qualità dei calciatori. Al Sud abbiamo una marcia in più che si concretizza in quella grinta e passione che ci contraddistingue. Di negativo c’è purtroppo il fatto che veniamo un pò snobbati e quindi ci riesce molto difficile fare quel salto di qualità nel calcio che conta.

Francesco Mancuso