ARRIGO SACCHI: “E’ UN CALCIO GIOVANILE FERMO DA 40 ANNI”
Le porte di Via Po si aprono per una visione a 360° sullo stato si salute del calcio giovanile italiano. E’ duro, Arrigo Sacchi, e spietato allo stesso tempo. Senza remore attacca. “La situazione non è buona – va giù subito – nonostante il grandissimo impegno che la Figc sta gettando nella mischia”.
IL CALO PARTE NEL 2000 – Siamo in un periodo di recessione. Dal 1989 al 1999 il nostro rendimento, con le squadre di club, è stato eccellente, di tutt’altra pasta, ovviamente gli ultimi dieci anni. “Quando le cose vanno bene ci si rilassa un po’, noi non ci stiamo evolvendo con la stessa velocità come si evolve il calcio. Da sempre non siamo un paese per i giovani ed il ricambio generazionale è mediocre. Per cambiare occorrono tante cose. In primis che si creda nei giovani e su questo la Figc si sta muovendo in maniera encomiabile. Ha assunto persone, allenatori, due coordinatori, ruolo che prima non esisteva, e sta cercando di investire in maniera altrettanto importante”.
ALL’ESTERO E’ DIVERSO – In Germania sono stati creati “collegi interni alle societa’”, dove giocatori si allenano e studiano, in Francia sono sorti Centri di formazioni obbligando le società di A e B ad allevare i talenti, il Real Madrid spende per il settore giovanile 3 volte di più della migliore società italiana. “Le nostre nazionali giovanili sono in difficoltà. Con Under 17 e under 19 siamo i peggiori come presenze nelle fasi finali. Nella under abbiamo avuto un decennio magico poi abbiamo rallentato un po’ il passo. Oggi fare calcio è difficile più di ieri. Le società sono sempre più indebitate, i mecenati sempre di meno, c’è nervosismo e voglia di vincere che condiziona un po’ tutto. Questo non aiuta. E’ aumentata l’arroganza e la necessità di vincere a tutto discapito degli allenatori che vivono in precarietà. Tutto ciò non produce, non dà crescita. Per nostra atavica volontà di vincere anche quando non meritiamo. Secondo voi le società puntano sui settori giovanili o sull’immediato? Sull’immediato chiaramente. Gli altri pianificano, noi siamo rimasti a 30-40 anni fa”.
LE SOLUZIONI POSSIBILI – “Miglioriamo i maestri con corsi specializzati ed innovativi”. La Figc sta pensando a Centri federali giovanili. “Le difficoltà sono oggettive. Nel settore giovanile lavoriamo come se fossero le prime squadre. Non è possibile. Dobbiamo costruire dei giocatori, non giocare sempre al limite d’età. Ed in più non facciamo fare esperienza internazionale”.
fonte: calcioscuola.it
