DOPO 40 ANNI E’ ANCORA URUGUAY-GERMANIA


Noi quarant’anni fa non c’eravamo ma c’è chi lo racconta per noi. “L’Uruguay ricomincia da lì dove era arrivata 40 anni fa, prima che la sua stella si appannasse, la Germania è di nuovo nella finale dei battuti, come quattro anni fa, ma anche per i ‘panzer’ il Mondiale ha avuto più i tratti di quello messicano del 1970 che non quelli della delusione di Germania 2006. Germania-Uruguay finale per il terzo posto sabato a Port Elizabeth, come allo stadio Azteca di Citta’ del Messico il 20 giugno 1970. Il ritorno della ‘Celeste’ nelle prime quattro ripropone il passato, quel gol di Overath che portò i tedeschi sul podio, accolti da eroi in Patria al ritorno. Avevano perso la semifinale con l’Italia nel modo che si sa, con film e spettacoli teatrali a celebrare quel 4-3 entrato nel mito, e all’Azteca c’è quella targa a ricordare l’evento: ”El Estadio Azteca rinde homenaje a las selecciones de Italia (4) y Alemania (3) protagonistas, en el Mundial del 1970, del PARTIDO DEL SIGLO. 17 de junio de 1970”. E quindi accoglienza da eroi in Germania. Una finale di consolazione che si ripete e nomi che tornano alla memoria. Il dualismo di quell’Overath quattro anni dopo, lui regista classico, con l’astro nato nel frattempo, l’estroso Gunther Netzer, che apriva per i compagni colpendo con l’esterno. Torneranno da eroi nel loro paesi anche gli uomini di Tabarez, ultimi rimasti (e non era facile prevederlo) di una pattuglia sudamericana che aveva fatto sperare il presidente brasiliano Lula nel Mondiale del Mercosur. Non è bastato Diego Forlan contro l’Uruguay, come non era stato sufficiente il padre Pablo contro l’arrembante Olanda di Michels il 16 giugno 1974 nell’altro Olanda-Uruguay mondiale, ad Hannover. Faceva il difensore nel Penarol e nella nazionale il papà di Diego, e giocò tre Mondiali. Quando 40 anni fa la ‘Celeste’ arrivò in semifinale, era con Italia e Brasile una delle tre squadre che avevano vinto la Rimet per due volte, e poteva sperare di portarla a casa definitivamente, soddisfazione ch toccò al Brasile. Questa volta, grazie ai Suarez, ai Lugano, all’inatteso Muslera, ha accarezzato il sogno di una finale dopo 60 anni. Allora la squadra era raccolta attorno a Ladislao Mazurkiewicz, ”el arquero negro”, il portiere nero (per via di quella tenuta dal colore uniforme che era anche quella prediletta da Cudicini padre e da Zoff) che in Messico fu giudicato il migliore tra i numeri 1. In Sudafrica è stata tutta una squadra a conquistare consensi e simpatie, con alcune gemme: le traiettorie inferte a jabulani da Forlan, ma anche un gol di Suarez, quello con la Corea del sud, da manuale di scuola del calcio. Al di là del terzo posto in palio sabato sera a Port Elizabeth, l’Uruguay rinnovato e la Germania multietnica e riconfermata sembrano essersi garantito anche un futuro tra le grandi”. Fonte: Ansa.it