SUDAFRICA 2010: STADI DA 10 E LODE
Dietro prati tanti perfetti c’è l’impronta di un signore irandese Richard Hayden, il ”professore degli stadi”, ingaggiato specificamente per rendere i 10 impianti mondiali dei veri ”gioielli verdi”. Ci ha messo l’esperienza maturata sul ‘court’ di Wimbledon e sui campi da golf irlandesi, grazie a un grano più sottile del normale, perchè, come aveva detto, ”giugno è un mese d’inverno in Sudafrica”: lui lo sapeva, noi lo abbiamo scoperto quasi subito, vedendo i giocatori in panchina con le coperte sulle gambe per proteggersi dai -10 gradi. Non meno d’effetto gli spalti. Per uno spettacolo sulla cui natura di moderna scena teatrale in tanti si sono esercitati, le partite sono sembrate messinscene senza pubblico, ma solo apparentemente, perchè in realtà tutto è scaturito dall’ottimale disposizione degli spazi.
Se il ricordo del gol-fantasma di Hurst dei Mondiali ’66 e’ stato in Sudafrica piu’ che mai vivo, c’e’ il fondato sospetto che allo stesso nel 2054 ancora verra’ ricordato il gol di Lampard, nemesi storica che ha dell’incredibile: fasullo il primo e convalidato, buono il secondo e annullato, entrambi i gol inglesi contro la Germania. E dopo l’errore di Larrionda contro gli uomini di Capello, anche Blatter si è arreso alle tecnologie, almeno sulla linea di porta, scusandosi con inglesi e messicani per errori evidenti e influenti sul punteggio. Due decisioni sbagliate di quel peso in due partite degli ottavi di finale sono una brutta novità per un Mondiale. Come, al di là della statistica della Fifa sul 96% di decisioni giuste, e sulla diminuzione dei cartellini rossi e gialli (ma diverse seconde ammonizioni sono state condonate dagli arbitri), certi falli ostentati e gratuiti sono sembrati stonati in una rassegna che ogni quattro anni dovrebbe presentare il meglio del calcio mondiale in tutti i suoi aspetti.
Tralasciando le stucchevoli dichiarazioni di star vere o presunte sul ”Mi spoglio non mi spoglio”, le telecamere hanno omaggiato quello che rimane un tempio del pubblico maschile andando a ricercare nelle tribune le belle tifose delle varie nazionali. Sul campo vanno in finale per la prima volta Spagna e Olanda, ma novità anche sugli spalti. La più apprezzata è stata la paraguaiana Larissa.
Come nel 1972 in Italia le Olimpiadi di Monaco divennero l’occasione per il lancio della televisione a colori, per questi Mondiali i produttori mondiali dei cristalli liquidi e del led hanno fatto le prove per la tv in 3D, mentre è ormai una realta’ l’alta definizione. Con queste nuove tecnologie, altra bella sfaccettatura della rassegna sudafricana, diventano un lusso fuori luogo alcune scorrettezze che ancora si vedono. Se una bella giocata riproposta al rallentatore in alta definizione tridimensionale sembra nascere nel salotto di casa e appaga l’occhio del telespettatore, una gomitata o un intervento su una caviglia riproposto nei dettagli penalizza senza rimedio l’immagine di chi ne è autore.
Fonte:Ansa.it
