L’INTERVISTA AD EDOARDO ZERBO, ALLENATORE DELLA GIOVANILE CATANZARO
Noi de ilcalcioonline abbiamo contattato mister Edoardo Zerbo per porgli qualche domanda su questa nuova realtà calcistica. Ma prima conosciamo meglio il personaggio. Edoardo Zerbo si affaccia sulla scena calcistica nel 1987 quando esordisce nelle giovanili del San Salvador di Catanzaro ricoprendo il ruolo di portiere, fino ad arrivare alla terza categoria, nel 2004 militando nell’Uria per due stagioni. Dal 2006 entra a far parte del progetto del Calcio Giovanile Catanzarese.
Quando e come nasce la società “Calcio Giovanile Catanzarese”?
La società nasce nel 2006 come Scuola Calcio, da un’iniziativa di Giovanni Alessandro, allenatore di base, proveniente dalle giovanili del Santa Maria che decide di formare lui stesso un gruppo per portare avanti le sue idee e le sue teorie riguardo al calcio giovanile. Mi chiede di far parte del suo progetto ed io naturalmente non mi tiro indietro, condividendo appieno la sua metodologia. Il gruppo iniziale era formato da undici elementi dei Pulcini che oggi sono quelli che disputano il campionato Allievi.
Da uno sguardo a quanto fin qui svolto, potreste essere considerati una “matricola terribile”. Ci fa il punto sui Giovanissimi e sugli Allievi?
Sono pienamente d’accordo su questa definizione per quanto concerne il campionato Giovanissimi. Stiamo letteralmente andando oltre le nostre previsioni. Ciò non vuol dire che non ci sentivamo pronti a competere con altre società ma mettevamo anche in conto il passaggio dalla realtà delle provinciali a quella delle regionali. Così come il fatto di trovarci di fronte a squadre con maggiore esperienza e che stiamo conoscendo man mano che le stiamo affrontando. Naturalmente trovarci al secondo posto, a sole tre lunghezze dalla capolista Audax, non può farci che piacere. Trovarsi alla prima apparizione, a giocarcela alla pari o quasi con società più quotate, è senza dubbio un motivo di orgoglio, un giusto premio al nostro lavoro ed alla passione dei ragazzi. Comunque rimaniamo umili e con i piedi per terra. Fermo restando che l’obiettivo comune di entrambe le categorie è salvarci e gettare le basi per il prossimo anno, in questo scorcio di stagione, un discorso diverso va fatto per gli Allievi. Qui forse abbiamo risentito di più del passaggio alle regionali ed i ragazzi lo stanno ancora metabolizzando. Tuttavia, dopo una partenza a rilento, fatta di un pari e di quattro sconfitte, sono arrivate due vittorie consecutive, una interna con la Nuova Filadelfia ed una esterna sul Pro Catanzaro, che hanno notevolmente tirato su il morale della squadra. Resta comunque anche la buona prova con la quotatissima e attuale capolista Vibonese, con la quale abbiamo ottenuto un buon pareggio. Siamo anche qui sulla buona strada ed intendiamo proseguire il nostro cammino.
Qual è la sua idea del gioco del calcio? Predilige un modulo in particolare? Si ispira a qualche allenatore?
L’idea che ci accomuna con mister Alessandro è quella di insegnare oltre alla tecnica di base, la tecnica finalizzata al dribbling: doppi passi, puntare e saltare l’uomo, scatti e velocità, tutto ciò per far acquisire più dimestichezza e sicurezza al giovane calciatore. Per quanto concerne il modulo di gioco, non ho nessuna preferenza in particolare, anzi cerco di utilizzarne i più possibili per affrontare ogni evenienza: squalifiche, infortuni e squadre che vanno affrontate in un determinato modo. Infine, riguardo alla metodologia, nel nostro gruppo è chiara l’impronta di mister Alessandro che si ispira molto al calcio olandese, brasiliano e spagnolo.
Riguardo alla metodologia, ritiene importante l’aspetto psicologico?
Certo, lo ritengo di fondamentale importanza, anzi lo colloco al primo posto. E’ molto importante capire il ragazzo, cosa gli passa per la mente, di cosa ha bisogno, fargli acquisire una certa sicurezza. In ciò bisogna tenere anche presente l’ambiente in cui vive, da quello familiare a quello sociale in genere, e l’influenza che tutto ciò comporta nella psiche del ragazzo. Dopo questa fase conoscitiva del soggetto si passa alla metodica che porta ad uno scopo comune: creare dei gruppi sia in tema sportivo che in quello sociale. Formare soggetti sani mentalmente, fisicamente e sportivamente.
Come considera la presenza dei genitori?
E’ una componente essenziale di questo progetto. Loro sono i primi tifosi e fanno enormi sacrifici affinché i loro figli possano realizzare qualche sogno. Con i genitori è nata una sorta di collaborazione e compromesso, con assoluto rispetto dei ruoli. Alla base ci sta anche il fatto che il ragazzo non trascuri assolutamente gli studi, perché questo potrebbe incidere o meno sulla sua presenza in campo.
Un suo giudizio sul calcio calabrese.
Dal punto di vista qualitativo devo dire che è di altissimo livello. Ci capita spesso di andare in giro per tutta Italia e ci rendiamo conto di quanto non abbiamo nulla da invidiare ai giovani calciatori in giro per la penisola, soprattutto per grinta e sacrificio. La nostra pecca è quella che purtroppo i nostri talenti o sono poco valorizzati o non hanno la necessaria visibilità per fare il salto nel calcio che conta. Per quanto riguarda le strutture devo dire che siamo messi proprio male. Solo qualche società è riuscita a creare un complesso sportivo all’altezza della situazione. Troppo poco se si fa il rapporto con il numero enorme di scuole calcio presenti sul territorio, soprattutto su quello catanzarese. Noi, per fortuna, siamo riusciti a creare un centro sportivo, ben attrezzato, dotato di un manto in erba naturale, e devo sottolineare, tutto a nostre spese, senza l’ausilio, né di fondi regionali, né di quelli comunali.
Francesco Mancuso
