ZINZANA: UN INTERO VILLAGGIO IN FESTA PER UN GOL


Il gol di Tshabalala basta già al centinaio di persone che si è radunato in una specie di locale pubblico dello Zinzana Village, vicino a Umgeni, nella provincia sudafricana del KwaZulu Natal. È un villaggio zulu del terzo millennio, dove quasi tutto il paese, anche se quasi solamente uomini, si è riunito per assistere alla partita fra Sudafrica e Messico. In uno stanzone ci sono un paio di maxischermi, trovati chissà dove, pagati chissà come. Niente a che fare con quello che l’Occidente si immagina quando pensa a un villaggio zulu: case di legno, tetti di paglia e perline sono paccottiglie che la gente di qui lascia ad altri luoghi, dove hanno capito che servono ad incantare i turisti e dove sono meno impegnati a pensare a come tirare avanti giorno dopo giorno.
Il villaggio zulu del terzo millennio è una roba un po’ diversa: è come se la periferia delle metropoli europee e le poverissime campagne africane si fossero incontrate e avessero messo in comune i loro lati peggiori. Questo villaggio è nato negli anni Novanta, per iniziativa del governo, in era post-apartheid per alleggerire un po’ le township e dare forza lavoro all’espansione della zona: le pareti delle case non sono di legno, ma si nota che queste semplici eppure moderne abitazioni sono state costruite a risparmio: se arriva un terremoto ci rimane un mucchio di calcinacci. La gente del luogo lavora qui intorno, nelle tenute, nelle aziende: i loro datori di lavoro sono tutti bianchi ed a vedere la partita con loro non ce n’è nemmeno uno. Questa terra, la regione del KwaZulu Natal, è il cuore dell’etnia zulu.
Da queste parti, duecento anni fa, visse il leggendario Shaka Zulu, imperatore che costruì il loro primo forte regno. Da queste parti si sono combattute guerre sanguinose: sulle montagne qui intorno ci sono lapidi che ricordano ogni sorta di battaglia: inglesi contro olandesi, olandesi contro zulu, zulu contro tutti. Alla loro tradizione di fieri guerrieri agli zulu dell’epoca di internet è rimasta solo una fiera povertà. Ma quando i Bafana Bafana scendono in campo non c’è tempo per pensarci. Molti di loro non sono andati a lavorare ed hanno cominciato ad ubriacarsi fin dalla mattina. L’atmosfera è di quelle imprevedibili, quell’allegria generalizzata ed irrazionale che da un momento all’altro può sfociare in qualsiasi cosa. Farsi vedere con una macchina fotografica in mano e un’aria da straniero significa diventare alla svelta l’attrazione di tutti, in questo posto dove il turismo internazionale non esiste.
”Ma è vero che c’è Madiba?” è la prima domanda che ci rivolge un giovane sdentato: la gente di qui sarebbe stata contenta anche solo di vedere Nelson Mandela in televisione e quando sanno che non c’è restano un po’ delusi. In molti hanno la maglietta dei Bafana Bafana, ma qualcuno ha anche quella dell’Italia: s’informano subito su Totti, su Del Piero e sembra un po’ maleducato rispondere che a questi mondiali non ci saranno. E quando comincia la partita sullo stanzone di questo strano posto cala un’atmosfera irreale. Il Messico parte bene ed ogni intervento del portiere sudafricano è salutato con l’ovazione e il suono delle immancabili vavuzela.
La sala esplode però al gol del Sudafrica e alla fine, nonostante il pareggio è comunque festa: il Sudafrica c’è e può essere protagonista proprio nello sport dei poveri, tutto questo basta e avanza per festeggiare. La festa era cominciata fin dal primo pomeriggio, aspettando la partita. Novanta minuti e qualche damigiana di birra dopo si è moltiplicata: e anche se qualcuno di loro non è riuscito a capire bene cosa è successo, l’impressione di far parte di un sogno collettivo è arrivata anche qua: nelle sperdute campagne che videro le grandi campagne militari del grande re Shaka Zulu.