UN CALCIO ALL’AIDS SALVA LA VITA


“Speaking football’ si realizza nel Kwazulu Natal, un’area in cui il tasso di contagio è fra i più alti di tutto il Sudafrica: una prevalenza del 14,1% mette a repentaglio la salute di tutti. In generale, un sudafricano su 10 è sieropositivo; il Sudafrica è il sesto paese al mondo per prevalenza dell’Hiv. Qui ogni giorno si registrano 1.500 contagi: il picco si registra fra i 15 e 24 anni; le ragazze sono più’ esposte al virus cinque volte di più dei coetanei maschi. Il 77% dei sudafricani affetti da Hiv/Aids è donna. Il 57% delle donne tra i 15 e 24 anni dichiara di non aver mai usato contraccettivi. Una piaga sociale che le organizzazioni umanitarie tentano di arginare in qualche modo. Attraverso lo sport, si insegna ad affrontare la vita come fosse una partita di calcio. Parlare ai giovani in linea teorica, di dati e percentuali non è efficace, non li fa sentire coinvolti. Ecco perchè il calcio, amato e seguito dai giovani africani, riesce a fare breccia: riflettono sull’importanza di avere un obiettivo nella vita e si impegnano a raggiungerlo. Tra questa moltitudine di ragazzi c’è Philile, 19 anni di Edendale, e la sua terribile storia. Ora è contenta della sua vita, studia pubbliche relazioni all’Università di Durban, sogna di fare la regista e di scrivere in un libro sul suo paese. Ma per lei non è stato facile arrivare sin qui. Entrambi i genitori – racconta ad Amref- Italia – sono morti di Aids e la sorella maggiore vive grazie ai farmaci. Philile invece ce l’ha fatta, è scampata al contagio grazie agli operatori di ‘Speaking football’, conosciuti cinque anni fa, e con i quali ora collabora. Philile si ricorda la prima volta che li ha incontrati: si trovava in uno spiazzo polveroso dove due gruppi di ragazzini, maschi e femmine, correvano dietro ad un pallone. I più bravi correvano, si gettavano sul pallone, ma… verso dove? Mancavano le porte, non c’erano linee di demarcazione. ”E come si fa a giocare a calcio se non puoi fare gol? – afferma Philile – non ha alcun senso impegnarsi a giocare senza l’obiettivo di segnare un gol, se non c’è una meta da inseguire”. Così è per la vita, dissero gli operatori delle ong a questi ragazzini. Nella vita di tutti i giorni, il gol da segnare è la salute, evitare il contagio e costruirsi una vita sana è la partita da vincere. Il Sudafrica non è l’unico paese in cui Amref fa ricorso al gioco del calcio per promuovere salute in Africa. Anche ‘Children in need’, programma di assistenza ai ragazzi di strada di Nairobi, usa il calcio come strumento per togliere dalle strade della citta’ i giovani orfani o abbandonati, costretti a vivere nelle discariche tra fame, violenza e malattie. ‘Children in need’ è una delle attività che beneficeranno di ‘Un Gol per l’Africa’, la campagna di raccolta fondi promossa dalla Figc per sostenere i progetti di Amref e Unicef nel continente che ospita i Mondiali di calcio. Fino all’11 luglio si possono donare due euro inviando un sms al 45503 da cellulari TIM, Vodafone, Wind, 3 e Coop Voce, o telefonando allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia. È anche possibile sostenere la campagna con una donazione online sul sito www. smsazzurri.it.