L’INTERO URUGUAY SI INCHINA A TABAREZ


L’intero Uruguay ci aveva creduto, il miracolo era a un passo, e la squadra ha venduto cara la pelle: accompagnata dalla rabbia e dall’orgoglio, la tristezza è calata su Montevideo, dopo la sconfitta contro l’Olanda, che ha distrutto il sogno di una finale “mundialista” in Sudafrica. Quasi ‘drogata’ da giorni e giorni di festa dopo le vittorie e l’accesso della ‘celeste’ alle semifinali, e al termine della grande partita contro gli Orange, gli ‘uruguayos’ hanno accolto il fischio finale con amarezza. Per lunghi minuti, infatti, qualcosa si era inceppato nell’ ‘arancia meccanica’ olandese, fatto che aveva alimentato le speranze in lungo e in largo a Montevideo. Senza contare poi l’impatto emotivo suscitato dalla rete segnata al 46′ del secondo tempo da Pereira. Sulla scia della vittoria, anche se a rigori, di qualche giorno fa contro il Ghana, per i 3,3 milioni di abitanti del Paese questa è stata comunque una partita storica. Erano infatti quarant’anni che la nazione del Rio de la Plata non vedeva una propria Nazionale entrare tra le prime quattro in un mondiale. Da giorni, l’incontro era atteso con allegria ma anche con nervosismo: nelle farmacie di Montevideo era aumentata la vendita di tranquillanti e di pasticche per la gola, mentre le bandiere nazionali con il grande sole giallo e le strisce bianco-blu erano andate a ruba. Nonostante le cattive condizioni meteo, in tanti – da neonati con i genitori a signori anziani – hanno seguito la partita nella Plaza Independencia e negli altri punti della citta’ dove erano state piazzati i mega-schermi tv. Dappertutto sembrava dominare un unico colore, il ‘celeste’, con il quale un gruppo di sconosciuti ha dipinto una statua di Giovanni Paolo II in mezzo alla citta’, forse nella speranza di un ‘aiuto divino’. Nel tardo pomeriggio, sulle ‘rambla’, il bel lungomare della capitale, in tanti commentavano la ‘partitona’ del bomber Diego Forlan e compagni, e l’impresa dell’intera squadra guidata da Oscar ‘maestro’ Tabarez. ”E’ finita l’odissea”, titolava malinconicamente il principale quotidiano locale, El Pais.