DA POSSANZINI UNA LEZIONE DA NON DIMENTICARE
Uno di quei tornei estivi nei quali l’importante è partecipare, una piccola vetrina per giovani promesse. In campo, in una delle prime partite del quadrangolare, c’erano l’Ancona e il Portorecanati allenato da Matteo Possanzini, 28 anni, fratello di Davide, ex attaccante di AlbinoLeffe e Brescia , tecnico emergente del calcio giovanile. In campo, nel Portorecanati, anche Dani Ficola, difensore centrale, 14 anni “reali”, ma fisico e testa da diciottenne, che tra poco più di un mese sarà a Bergamo per aggregarsi ai Giovanissimi dell’Atalanta. Ficola ha una particolarità: è italianissimo, ma è di colore. La mamma, infatti, è brasiliana e ha sposato un marchigiano. Bene, ad un certo punto della partita, dopo un innocuo contrasto, Dani è stato insultato da un avversario. Non una semplice parolaccia, ma qualcosa di molto più pesante. ” Negraccio di merda, torna in Africa”. Dani e i suoi compagni si sono ribellati, anche se non c’è stata rissa, ma soltanto tanto nervosismo. Possanzini junior ha fatto di più: ha preso sotto braccio Ficola in lacrime e gli altri suoi giocatori e se n’è tornato negli spogliatoi. Partita finita. Bisognava dare un segnale forte. Di fronte ad un insulto razzista, per di più in una sfida tra ragazzini, il calcio si deve fermare. La beffa è che il Portorecanati ha poi avuto partita persa a tavolino per aver abbandonato il campo, perché l’arbitro sostiene di non aver sentito l’insulto razzista. Poco male, perché nei giorni successivi il torneo è continuato, Dani ha ricevuto le scuse dei genitori del ragazzino che lo aveva insultato (e che nella partita successiva ha indossato addirittura la fascia di capitano ) e la finale è stata proprio Ancona-Portorecanati. Ha vinto la squadra di Dani, 2-1. Ma la vera vittoria è stata in quella partita persa a tavolino.
Fonte: bergamonews.it
